A seguito alla conferma di un caso di rabbia in un cane di proprietà di un cittadino residente a Vittorio Veneto, introdotto illegalmente dal Marocco a dicembre 2025, la Regione Emilia Romagna con una comunicazione rimarca l’importanza della sorveglianza nei confronti di questa malattia sia in ambito umano che veterinario al fine di individuare tempestivamente i casi sospetti. 

"È essenziale - scrive la Regione - che tutti gli episodi di morsicatura da parte di animali detenuti siano tempestivamente segnalati al Servizio Veterinario della AUSL dai medici e dai veterinari libero professionisti che ne vengano a conoscenza. 
Il caso sospetto di rabbia deve essere immediatamente comunicato da parte del Servizio Veterinario al Servizio di Igiene e Sanità Pubblica delle Azienda USL competente".

"La rabbia - si legge nel documento - è una malattia infettiva zoonotica che si manifesta come un'encefalomielite virale acuta causata da virus appartenenti al genere Lyssavirus, che colpisce il sistema nervoso centrale di tutti i mammiferi, compreso l'uomo. La trasmissione avviene attraverso il contatto diretto con la saliva o il tessuto nervoso di un animale infetto, quindi tipicamente tramite morsi, graffi o lambimenti su cute lesa o mucose. Secondo i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità i decessi per rabbia umana coinvolgono alcune decine di migliaia di persone ogni anno, in particolare in Africa e in Asia. Il 40% dei casi coinvolge bambini di età inferiore a 15 anni e nel 99% dei casi l’animale responsabile della trasmissione è il cane.  Il tempo di incubazione varia solitamente da due a tre mesi ma è condizionato dalla carica virale e dal sito anatomico interessato dall’esposizione; per questo motivo i tempi di insorgenza dei sintomi possono essere molto brevi, anche meno di una settimana, o eccezionalmente lunghi arrivando anche ad alcuni anni. La rabbia è la malattia infettiva con la maggiore letalità conosciuta; una volta che il virus raggiunge il cervello e iniziano i sintomi la totalità delle persone colpite decede per le complicanze della malattia. L’Italia attualmente è indenne da rabbia. L’ultima epidemia, dopo quasi 13 anni di assenza e in relazione alla situazione epidemiologica nelle vicine Slovenia e Croazia, ha interessato dall’autunno 2008 al febbraio 2011 il nord-est italiano, e in particolare il Friuli-Venezia Giulia, la provincia di Belluno e le province di Trento e Bolzano. In Europa e anche in Italia è stata invece dimostrata la circolazione virale di alcuni Lyssavirus, diversi dal virus classico della rabbia, nei pipistrelli insettivori che sono oggetto di specifica sorveglianza sanitaria mirata a definirne la circolazione attraverso esami sierologici".

"Il rischio di trasmissione all’uomo di questi virus è incerto ma potenzialmente possibile, pertanto, come indicato anche dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, l’esposizione ai pipistrelli deve essere particolarmente attenzionata e sempre condurre a una valutazione sanitaria per definire l’opportunità di iniziare la profilassi post esposizione (PEP)" che deve prevedere: lavaggio e risciacquo accurati della ferita per circa 15 minuti, con sapone o detergente e abbondante quantità di acqua il prima possibile dopo l'esposizione; 
se disponibile, utilizzare una preparazione topica contenente iodio o similmente virulicida; 
vaccinazione antirabbica post-esposizione; 
in caso di esposizione ad alto rischio è raccomandata inoltre l’immunizzazione passiva 
mediante immunoglobuline antirabbiche (RIG). Per le esposizioni a tutti gli altri mammiferi domestici e selvatici diversi dal pipistrello avvenute sul territorio nazionale si deve invece ricorrere alla PEP qualora emergano elementi di sospetto. per tutte le esposizioni a rischio a qualsiasi mammifero avvenute fuori dal territorio nazionale, e in particolare fuori dall’Europa, è invece sempre necessario approfondire le evidenze epidemiologiche sulla circolazione locale del virus della rabbia nel Paese coinvolto e quindi eventualmente procedere alla somministrazione urgente della PEP". 


"La presa in carico e l’esecuzione della profilassi post-esposizione, ove indicata, sono garantite dai Servizi di Igiene e Sanità Pubblica delle Aziende USL competenti per territorio. 
In Emilia-Romagna è attivo il Centro di Riferimento Regionale Antidoti Emilia-Romagna (https://antidoti.ospfe.it/antidoto/immunoglobulina-umana-antirabbia/) presso l’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Ferrara, presso cui è conservata una giacenza di immunoglobuline umane antirabbia che può essere all’occorrenza movimentata verso le strutture sanitarie che ne facciano richiesta ".

pdf La comunicazione della Regione(264 KB)

pdf Indicazioni operative per la gestione dei casi sospetti di rabbia in cani e gatti sul territorio nazionale(1.38 MB)