Bilancio positivo per l’edizione 2026 della rassegna “I Mercoledì della Medicina” - promossa dall’Ordine provinciale dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri con il sostegno della Fondazione di Piacenza e Vigevano e la collaborazione dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri IRCCS e di Slow Medicine ETS.

In tutto cinque partecipati appuntamenti - tra aprile e giugno - ospitati a Palazzo Rota Pisaroni e moderati dal Presidente dell'OMCeO Piacenza Augusto Pagani, che hanno toccato diversi argomenti e tematiche di attualità e interesse e hanno visto protagonisti professionisti sanitari e campioni dello sport con l’obiettivo di promuovere una medicina appropriata, fondata sulle prove scientifiche e orientata al benessere della persona.

Il primo incontro, l’8 aprile (IL RESOCONTO), è stato dedicato alla prevenzione: ospite Silvio Garattini, Presidente dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri IRCCS, intervenuto insieme al diabetologo Maurizio Bianco e al campione piacentino di salto triplo Andrea Dallavalle. “Il concetto di salute - ha spiegato il professor Garattini - non riguarda più soltanto la medicina, ma dipende anche da una serie di altri fattori. Basti pensare al cambiamento climatico, all’inquinamento, all’ambiente che addirittura influenza la nostra genetica, per arrivare alla scolarità: avere cultura vuol dire occuparsi della salute molto di più di chi non ha cultura". E per tutelare la propria salute la prevenzione è il più efficace strumento che abbiamo a disposizione: “Oggi si è sviluppato un grande “mercato” della medicina per il quale è sempre bene pensare che le malattie piovano dal cielo; ma il peggiore antagonista del mercato è evitare le patologie - e possiamo evitarne molte - ed essere molto più attenti a correggere ciò che non funziona”. “Ma se ci occupiamo di questi problemi - ha sottolineato Garattini - abbiamo il grande vantaggio di aiutare il Servizio Sanitario Nazionale, perchè meno malattie significano una minore necessità di cure".

“Più farmaci, più esami, più salute: ma sarà vero?” Questa la domanda al centro del secondo appuntamento, il 23 aprile (IL RESOCONTO), con gli interventi dei medici Marco Bobbio, Presidente di Slow Medicine ETS, e Maurizio Contini, insieme a Settimio Lucci, capitano del Piacenza Calcio negli anni della Serie A: “Fare di più non significa fare meglio, certe volte anche fare di meno può essere utile” - ha affermato Bobbio -. La medicina ha fatto progressi eccezionali, oggi abbiamo possibilità e farmaci straordinari ma proprio per questo dobbiamo usarli bene; e invece ci sono grossi sprechi, si spendono soldi che non producono salute. “Certe volte anche fare di meno può essere utile” La tendenza a “strafare” conduce spesso ad esiti negativi - sostiene Bobbio - e in medicina ciò si traduce spesso in un eccesso di farmaci ed esami che rischiano di trasformare persone sane in “sani preoccupati”, alimentando una sorta di “ansietà della salute”".

Tematiche richiamate anche nel successivo incontro, il 6 maggio (IL RESOCONTO), quando si è parlato della campagna “Choosing Wisely” (“Scegliere con saggezza”), nata negli Stati Uniti e lanciata in Italia alla fine del 2012, con la coordinatrice Sandra Vernero, intervenuta insieme a Raffaella Bertè, Direttore Cure palliative Ausl Piacenza, e al nuotatore Giacomo Carini. “Già nel 2012 - ha spiegato Vernero - erano disponibili dati secondo cui il peso economico degli sprechi dei sistemi sanitari rappresentava tra il 20% e il 40% della spesa sanitaria, ed è stato calcolato che solo circa il 60% delle terapie e dei trattamenti sono veramente efficaci, quindi basati su prove di efficacia, utili e necessari, il 30% sono pratiche a basso valore clinico, mentre il 10% addirittura inappropriate. Per questo bisogna agire, perchè il sovrautilizzo di test e trattamenti - che non riguarda solo i paesi sviluppati, ma tutto il mondo - rappresenta uno spreco di risorse, di personale e di tempo Gli stessi pazienti, davanti a una prescrizione da parte del medico di un esame di controllo, di un farmaco o di un intervento chirurgico, devono chiedere: ho veramente bisogno di questo trattamento? Quali sono i rischi? Ci sono alternative più semplici e sicure? Cosa succede se non mi sottopongo a questo esame?”.

Il 20 maggio (IL RESOCONTOAlessandro Nobili, responsabile del Dipartimento di Politiche per la Salute dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri, ha affrontato il tema centrale della sostenibilità del sistema sanitario, da perseguire attraverso attraverso scelte responsabili ed etica delle cure. “Il nostro servizio sanitario è ancora effettivamente universale, ma attraversa - ha osservato Nobili - un momento di crisi e alcuni princìpi stanno venendo meno, creando così disuguaglianze che sono sotto gli occhi di tutti i cittadini". "Bisogna cambiare il paradigma - la sua posizione - passando da un modello sanitario che si è concentrato sull'erogazione di prestazioni e servizi prettamente sanitari ad un modello orientato alla Primary Healthcare, con un approccio integrato, una medicina proattiva gestita in maniera interprofessionale e con interventi fortemente territorializzati in cui i vari operatori conoscono i bisogni delle comunità, valorizzando inoltre la prevenzione e la promozione di corretti stili di vita. La medicina del territorio deve essere diversa da quella che è oggi, bisogna andare verso una medicina di comunità che sia capace di ascoltare i bisogni di salute dei cittadini, più attenta alla promozione della salute e alla prevenzione e in grado di mantenere insieme la dimensione clinica, sociale e comunitaria".

La rassegna si è chiusa il 17 giugno (IL RESOCONTO), quando si è parlato di ambiente, salute e qualità della vita con gli interventi dei medici Antonio Bonaldi e Greta Gregori, del ricercatore Gianluca Selvestrel (Istituto Mario Negri) e dell'ex ciclista professionista Giancarlo Perini. "Da oltre 10.000 anni il sistema Terra - ha sottolineato Bonaldi - si è mantenuto relativamente stabile, ma oggi le attività umane stanno rapidamente alterando questo equilibrio, mettendo a rischio il benessere, la salute e il futuro dell'umanità. Ciascuno è chiamato a fare la propria parte e anche il sistema sanitario deve a contribuire alla transizione verso modelli di sviluppo più sostenibili”. “La sanità - il dato fornito da Gianluca Selvestrel - ha un grosso impatto a livello ambientale, parliamo del 4,2% a livello di emissioni complessive di gas serra: un numero che può sembrare non rilevante, ma in realtà è il doppio, ad esempio, rispetto a quello del trasporto aereo. Per questo motivo è fondamentale cambiare rotta e mettere in atto azioni che portino alla sostenibilità ambientale e alla neutralità climatica”.

Ricordiamo che tutti i resoconti degli eventi organizzati dall’Ordine sono disponibili nell’apposita sezione all’interno di questo sito.