Prevenzione al centro del primo appuntamento dell'edizione 2026 de “I Mercoledì della Medicina”, ciclo di incontri promosso dall’Ordine provinciale dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri con il sostegno della Fondazione di Piacenza e Vigevano e la collaborazione dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri IRCCS e di Slow Medicine ETS, con l’obiettivo di promuovere una medicina appropriata, fondata sulle prove scientifiche e orientata al benessere della persona.
Ospiti mercoledì 8 aprile nel Salone d’Onore di Palazzo Rota Pisaroni i medici Silvio Garattini, Presidente dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri IRCCS, e Maurizio Bianco, Diabetologo e consigliere dell’Ordine dei Medici di Piacenza, insieme al campione piacentino di salto triplo Andrea Dallavalle, medaglia d’argento ai Mondiali di Tokyo. “L’Ordine dei Medici di Piacenza - ha introdotto l’incontro il Presidente Augusto Pagani, curatore scientifico della rassegna - crede molto nell’informazione e nella responsabilizzazione dei cittadini e dei pazienti per tutto quello che riguarda la salute, in particolare in un momento in cui il Servizio Sanitario Nazionale è sottoposto a una situazione di stress per un numero di richieste molto elevato e una disponibilità di risorse non altrettanto elevata. Sosteniamo il dialogo tra medici e cittadini e vogliamo continuare a coltivarlo”.

“Il concetto di salute - ha premesso il professor Garattini - non riguarda più soltanto la medicina, ma dipende anche da una serie di altri fattori. Basti pensare al cambiamento climatico, all’inquinamento, all’ambiente che addirittura influenza la nostra genetica, per arrivare alla scolarità: avere cultura vuol dire occuparsi della salute molto di più di chi non ha cultura”. E per tutelare la propria salute - afferma Garattini - la prevenzione è il più efficace strumento che abbiamo a disposizione: “Oggi si è sviluppato un grande “mercato” della medicina per il quale è sempre bene pensare che le malattie piovano dal cielo; ma il peggiore antagonista del mercato è evitare le patologie - e possiamo evitarne molte - ed essere molto più attenti a correggere ciò che non funziona”. Qualche esempio: “In Italia si contano circa 4,5 milioni pazienti affetti da diabete di tipo due, una malattia spesso prevenibile attraverso stili di vita corretti. E così i tumori: ogni anno nel nostro Paese muoiono per cancro 180mila persone e si stima che il 40% dei casi sia evitabile”. Per Garattini - che si è soffermato anche sull’utilizzo e la prescrizione dei medicinali (“Il sistema di approvazione - ha evidenziato - ne verifica qualità, efficacia e sicurezza, ma queste indicazioni non ci dicono il valore terapeutico aggiunto rispetto ai farmaci già disponibili”), lamentando l’assenza di un’informazione indipendente - è necessaria una rivoluzione culturale, che porti ad un cambiamento del modo di pensare e ad un’assunzione di responsabilità rispetto ai nostri stili di vita, che hanno ripercussioni non solo nella sfera privata. “Quanti sono - ha domandato - i medici che conoscono il numero dei fumatori tra tutti i loro pazienti? Pochi, perché è un dato che in generale non si registra; ma se non sappiamo chi sono, come possiamo aiutarli? Non dimentichiamoci che il fumo è un fattore di rischio per 27 malattie, incluso l'infarto, l'ictus cerebrale ed anche molte malattie visive. Eppure in Italia abbiamo ancora 12 milioni di fumatori, che fumano ogni anno 50 miliardi di sigarette. E lo stesso vale per il consumo di alcol e l’uso di droghe, con il 10% della popolazione che assume cannabis e il 5% cocaina, fino al gioco d'azzardo. “Ma se ci occupiamo di questi problemi - sottolinea Garattini - abbiamo il grande vantaggio di aiutare il Servizio Sanitario Nazionale, perchè meno malattie significano una minore necessità di cure. Ci lamentiamo per le liste d'attesa, ma siamo noi i responsabili: se facessimo bene quello che dobbiamo fare, il Servizio Sanitario Nazionale svolgerebbe bene il suo mestiere”. Per questo - ha rimarcato - occorre adottare corrette abitudini, dal praticare attività fisica (“camminare almeno 40 minuti al giorno”), alla cura dell’alimentazione (“non conta il quando, ma quanto e cosa e per la longevità il fattore importante è mangiare poco”), all’importanza del sonno (“almeno sette ore per notte”). E poi sviluppare una maggiore cultura della salute: “In Italia non abbiamo una Scuola Superiore di Sanità dove formare i nostri dirigenti e anche nella scuola il tema è assente: basterebbe un’ora dedicata alla settimana in ogni classe, con la presenza di persone preparate”. C’è molto lavoro da fare - ha concluso Garattini - ma se lo vogliamo possiamo ottenere grandi cambiamenti: dobbiamo convincerci che tutto dipende da noi”.
“In Italia i pazienti diabetici sono circa 4 milioni, ma un altro milione ancora non sa di esserlo e deve essere intercettato - ha messo in evidenza Maurizio Bianco, parlando di una malattia “sinistra e silenziosa” -. Si tratta di persone che conducono una vita sedentaria, soggetti con familiarità o una storia di diabete gestazionale; fare prevenzione significa agire su queste categorie di persone, che vanno seguite e motivate. La nostra funzione è quella non solo di curare la patologia già nota, ma entrare in gioco con la prevenzione facendo in modo che i pazienti comprendano il problema e le armi comportamentali a loro disposizione. Chiaramente di fronte a una patologia conclamata ci dobbiamo per forza appoggiare anche alle terapie, ma su un paziente con diabete attività fisica e un corretto lavoro sull'alimentazione sono fondamentali e in grado di abbattere anche di due punti percentuali l'emoglobina glicata, parametro che consente di valutare l’andamento glicemia nei tre mesi precedenti il prelievo. È quindi incoraggiante sapere che ci sono possibilità di gestire anche inizialmente una patologia come il diabete - quando non ci sono caratteristiche di scompenso severo della glicemia - semplicemente con la strategia comportamentale, arrivando anche per alcuni pazienti ad una remissione della malattia, fino ai casi - non sempre possibili - di rientro su una terapia di solo comportamento dopo essere passati attraverso una terapia farmacologica”.
Il tema della prevenzione interessa da vicino anche il mondo dello sport, come testimoniato da Andrea Dallavalle: “Noi atleti siamo sempre sotto grande pressione durante l'anno, sia dal punto di vista degli allenamenti che ovviamente delle gare. L’obiettivo è trovare la giusta ricetta per ottenere una prestazione che ci permetta di superare gli avversari, minimizzando il rischio di infortuni che comportano perdite di tempo e contestualmente di risorse. Nel mio caso, pratico una disciplina che a livello tecnico comporta tre rimbalzi successivi su entrambe le gambe; secondo una statistica, nel momento dell'atterraggio del primo balzo sulle articolazioni, o comunque sulla struttura del corpo, si applica una forza che varia dalle 13 alle 15 volte il peso corporeo: quindi si può ben capire quale sia da parte nostra l’importanza di prevenire gli infortuni. E allo stesso tempo uno dei fattori più importanti è l'alimentazione, alla quale ormai tutti gli sportivi professionisti a livello italiano e mondiale dedicano un'attenzione maniacale. E nel caso si debba affrontare un percorso sanitario è necessario affidarci a professionisti che devono aiutarci e indirizzarci verso una scelta corretta”.