22 ottobre 2018
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Come marionette senza fili

Il documento, condiviso con il Consiglio Direttivo, presentato dal Presidente dell’OMCeO Piacenza Augusto Pagani al Consiglio Nazionale della FNOMCeO tenutosi a Roma il 13 gennaio 2018. Nel corso dell’assemblea è stata ufficializzata la candidatura a presidente della FNOMCeO di Filippo Anelli, presidente dell’Ordine dei Medici di Bari, alle elezioni per il rinnovo degli organi istituzionali della Federazione per il prossimo triennio, in programma dal 20 al 22 gennaio.

L’INTERVENTO – La convocazione di questo Consiglio Nazionale straordinario e la convocazione della Assemblea elettorale la prossima settimana, con largo anticipo rispetto alle date fissate nelle precedenti analoghe occasioni, mi hanno indotto ad alcune riflessioni, che ho poi condiviso con il Consiglio direttivo dell’OMCeO di Piacenza e che ora, con la consueta schiettezza, desidero sottoporre alla vostra attenzione affinché possano diventare oggetto di una discussione serena e costruttiva, che può iniziare oggi ed eventualmente allargarsi all’esterno, perché riguarda tutti gli iscritti ai nostri Ordini provinciali ed attiene al ruolo ed ai compiti affidati alla Istituzione che rappresentiamo, un Ente sussidiario dello Stato delegato a tutelare gli interessi pubblici connessi all’esercizio professionale, interessi che con tutta evidenza riguardano anche i cittadini.

Perdonate se ho ricordato, prima di tutto a me stesso, cosa è il nostro Ordine professionale, concetto ben noto a tutti ma che serve ad introdurre ciò che voglio dirvi per dare il mio contributo alla realizzazione di una FNOMCeO migliore.

Migliore indipendentemente dalle donne e dagli uomini che verranno eletti, migliore perché fondata su principi e metodi etici e condivisi e perché autonoma da sindacati medici e da partiti politici.

Riprendo quindi osservazioni già espresse in Consiglio Nazionale quando Amedeo Bianco fu candidato al Senato della Repubblica nelle file del Partito Democratico, mentre era Presidente della FNOMCeO e con la approvazione ed il sostegno del Comitato Centrale; fatto grave, a parer mio, perché trasformò una decisione personale in una scelta politica di campo della Federazione, che candidò il suo Presidente ritenendo che così Egli potesse più efficacemente portare in Parlamento le istanze ed i problemi della professione e trovare le opportune soluzioni.

Inevitabilmente però tale scelta, dai medici che avevano idee politiche diverse e dalle forze politiche diverse dal Partito Democratico, fu giudicata inopportuna perché in contrasto con la posizione di terzietà che chi rappresenta una Istituzione dovrebbe comunque mantenere nei confronti dei propri iscritti e nei confronti delle Altre Istituzioni.

Non intendo esprimere giudizi riguardo la attività di Amedeo Bianco in Senato, mi limito ad osservare che non ho notato particolari differenze di impegno o di risultato nel biennio in cui era anche Presidente della FNOMCeO rispetto al triennio in cui si è dedicato esclusivamente ai compiti ed alle responsabilità correlate alla politica. Questo per dire che non è necessario avere una carica ordinistica, nazionale o provinciale, per occuparsi dei problemi della sanità in ambito politico, come fanno degnamente molti medici ed odontoiatri che militano in vari partiti.

Riprendo poi osservazioni già espresse al Consiglio Nazionale del 24 giugno 2017 e che suscitarono una forte reazione da parte di Silvestro Scotti, che si sentì personalmente offeso dalle mie parole, cosa che mi dispiace e che non era voluta, ma che non modifica la mia convinzione che l’Ordine debba essere autonomo dai sindacati medici per avere la necessaria credibilità ed autorevolezza nei confronti dei colleghi e degli interlocutori esterni.

I sindacati medici tutelano gli interessi materiali professionali dei loro iscritti nei confronti dei datori di lavoro, che possono essere il Ministero della salute, il Ministero dell’economia, le Regioni o le AUSL, ma talora anche nei confronti di altri sindacati medici o di altre professioni; gli Ordini invece, come sappiamo, sono Enti sussidiari dello Stato, delegati a promuovere e tutelare gli interessi pubblici connessi all’esercizio professionale svolto da tutti i medici a servizio di tutti i cittadini.

Ruoli, compiti e responsabilità dunque differenti rispetto a quelle dei Sindacati medici, che in certe situazioni pongono in palese conflitto di interessi chi rappresenta un sindacato, e quindi gli interessi dei medici iscritti, e contemporaneamente l’Ordine, e quindi la società e la professione nel suo complesso e nei suoi principi etici.

Ed appunto perché vi è una netta differenza di ruolo e di attività, penso che debba esservi una netta distinzione di rappresentanza, una incompatibilità fra l’una attività e l’altra.

Non per creare fratture o antagonismi, ma anzi per permettere ad entrambe le organizzazioni di svolgere nel modo più utile ed indipendente le proprie funzioni, eliminando ogni possibile sospetto di indebiti interessi e condizionamenti a giustificare la confusione dei ruoli.

L’Ordine non deve essere contro i sindacati medici, ci mancherebbe altro, ma non può essere una loro proprietà.

Fatte queste premesse, ricordo che la lista che portò alla elezione dell’attuale Comitato Centrale e dell’attuale Esecutivo della FNOMCeO fu concordata nel corso di una riunione intersindacale che si tenne prima del Consiglio nazionale del 27 febbraio 2015, quando fu presentata e proposta ai Presidenti elettori.

In tale occasione espressi la mia contrarietà ad un metodo che esautorava il Consiglio Nazionale e consegnava ad alcuni sindacati medici la responsabilità di decidere il futuro della Federazione, con ciò pregiudicando la unitarietà, la rappresentatività e la indipendenza che dovrebbero essere il presupposto di una attività ordinistica al servizio di tutti i medici e della società.

Ho sentito dire che i segretari nazionali degli stessi sindacati medici che avevano promosso e sostenuto la lista di Roberta Chersevani, in un incontro avvenuto a Roma nella primavera scorsa, avevano concordato di non riproporre la stessa compagine, ma di puntare su Filippo Anelli e su una lista unitaria, per meglio tutelare ogni componente della nostra professione.

Non so quali siano stati i passaggi successivi per la costituzione della lista unitaria, ma mi chiedo e vi chiedo, cari colleghi, come si possa realmente perseguire la unità se non discutendo insieme del programma per il prossimo mandato e dei candidati della lista unica, designati sulla base della loro disponibilità, esperienza e rappresentatività.

Se c’è davvero la volontà di superare le differenze e di costruire un progetto comune, convinti che ci siano molte difficoltà da superare e poco tempo a disposizione per farlo, allora bisogna dimostrarlo nei fatti e trovare una soluzione opportuna e responsabile, ponendoci tutti al servizio della Istituzione che rappresentiamo, tenendo conto delle differenti idee e delle diverse esperienze, in modo inclusivo.

Se invece, ancora una volta, è già stato deciso tutto ed oggi ci troviamo qui solo per prendere atto di decisioni già prese, io vi dico che non sono d’accordo, e che non fingerò di essere d’accordo per non inimicarmi chi guiderà la FNOMCeO per il prossimo mandato.

Soprattutto perché reputo sbagliata la logica che porta a questa sgradevole ed inaccettabile subordinazione dell’Ordine nei confronti dei sindacati, che mi fa sentire una marionetta senza fili in un teatrino il cui regista ha ideali e progetti diversi dai miei.

Non intendo sostenere un modello antiquato di Federazione ed un sistema di potere inadeguato, che rappresenta solo gli iscritti ad alcuni sindacati medici e ad alcuni partiti politici, e per di più indebolito e condizionato da conflitti di interesse e da logiche di potere che nulla hanno a che vedere con i compiti, le funzioni ed i principi etici ai quali la attività ordinistica si deve ispirare.

Senza tuttavia ignorare i segnali ed i cambiamenti del mondo intorno a noi, che deve comprendere e gestire.

Un esempio per tutti: la tecnologia aiuta moltissimo la nostra professione e spesso è indispensabile, ma ha modificato profondamente la attività, le competenze, la collaborazione interprofessionale, la responsabilità professionale ed anche, in qualche modo, il valore del nostro lavoro clinico.

Per questo dobbiamo ripensare le modalità con cui progettare la professione: un compito che non può partire dalla pur sacrosanta difesa delle rivendicazioni di carattere sindacale, ma da una visione pampia che colloca la medicina e la tutela della salute all’interno di una società tecnologicamente avanzata.

A realizzare questo compito sono chiamati i nostri Ordini, tutti noi, e non dobbiamo perdere altro tempo.

Viviamo in tempi di rapidissime trasformazioni: come si è cambiato il sistema delle pensioni, non va esclusa la possibilità che a breve si cambi la organizzazione dell’assistenza sanitaria, e noi medici dobbiamo essere in grado di elaborare in anticipo proposte concrete, per non subire le posizioni altrui o cercare faticosamente di arginarle.

Penso che questa sia la occasione giusta per cambiare, non tanto un Presidente ed un Comitato Centrale, ma piuttosto un sistema che pesa come un macigno sul futuro della Federazione e degli Ordini provinciali.

Stimo Filippo Anelli ed ho con lui ottimi rapporti personali, ma sento il dovere di proporre una FNOMCeO autonoma dai sindacati medici e libera da vincoli politici e perciò più unita, autorevole e rappresentativa.

Se Filippo condivide queste idee e se intende realizzarle sono con lui.

In caso contrario, con dispiacere, ne prenderò atto, ma non le metterò nel cassetto dei sogni perduti.

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