18 ottobre 2018
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L’assedio legale a medici e pazienti

dal Corriere della Sera del 17 giugno 2012 a firma Gian Antonio Stella 

Attenzione: «bomba sexy» pronta a esplodere. Il senso dell’assalto contro il pianeta dei medici è tutto in un manifesto affisso per rastrellare clienti: il seno d’una donna coi fili di un ordigno al tritolo, un orologio e una scritta: «Protesi cancerogene e difettose». Ma val la pena di dare la «caccia al medico»? Parliamoci chiaro: ci sono medici che se le vanno a cercare, le denunce per certe sciatterie, certe superficialità, certe negligenze, per non dire di peggio, che causano ai pazienti danni a volte irrimediabili. Le cronache raccontano storie assurde. Le quali confermano che anche tra i medici, come in tutti i mestieri, esistono i mediocri, gli incapaci, gli Schettino. E anche qualche delinquente, come quelli che in questi giorni in certe cliniche impiantavano su anziani protesi infette perché tanto «hanno aspettativa di vita breve».

Vanno bastonati senza pietà, quei medici che per propria colpa (non per errore: per colpa) provocano dolori, menomazioni permanenti e lutti. Vanno colpiti penalmente, anche con il carcere, e nel portafoglio. Anche se nessuna cifra potrà restituire ad Alfonso Scutellà, per fare un solo esempio, suo figlio Flavio, che dopo essere caduto da una giostra morì nel 2007 in Calabria, come scrisse Panorama, «dopo una carambola di ospedali che rifiutavano il ricovero, ambulanze che non si trovavano, elicotteri dell’elisoccorso che non volevano saperne di alzarsi in volo dopo il tramonto». Uno strazio seguito da un nuovo strazio: un processo interminabile segnato da rinvii, scaricabarile, rimpalli di competenze. Detto questo, il modo in cui certi studi professionali e certe «associazioni» che si avvalgono della consulenza di studi professionali vanno a caccia di pazienti traditi nella loro fiducia mal riposta nei confronti di un cardiologo o di un ortopedico ma spesso più semplicemente decisi a farla pagare a chi secondo loro ha sbagliato o peggio ancora furbetti che provano a fare un po’ di soldi, è inaccettabile. Avete presente «Non per soldi ma per denaro» dove Jack Lemmon si lascia convincere da Walter Matthau, un avvocaticchio di pochi scrupoli, a fingere dopo un incidente di essere semiparalizzato per fregare l’assicurazione? Beh, diciamolo: a leggere certi annunci online o vedere certe pubblicità sui muri è difficile non andare con la memoria a quel film di Billy Wilder.

Le pubblicità

Che senso ha affiggere sui muri spropositati manifesti con la radiografia di un torace dove spicca in mezzo ai polmoni (ai polmoni!) una gigantesca forbice con la scritta «sei proprio sicuro che ti abbiano curato bene?» e la pubblicità di una «rete in franchising leader in Italia nell’assistenza al risarcimento danni»? In franchising! L’Ordine, così tignoso nella difesa del tariffario minimo e di certi privilegi della categoria, non ha nulla da dire sullo spaccio di messaggi tipo «ci prenderemo cura di te e avrai zero spese anticipate»? È giusto sparare nell’home page di un sito web (dirittidelmalato.com) il titolone «Malasanità» affiancata parte per parte da due figuri con la cuffietta e la mascherina da dottore e la scritta «Il killer silenzioso»? E adescare clienti elencando decine e decine di possibili danni (dalle ipossie neonatali alla «mancata diagnosi di tumori», dalla «prescrizione della terapia anticoncezionale» alle «patologie con esordio subdolo che vengono dimesse») parlando sempre di «errori» medici tra virgolette col sottinteso che non di errori si tratta ma di probabili mascalzonate o come minimo di casi di «malpractice», cioè negligenza dei medici o della struttura ospedaliera, tra i quali si fa spesso (forse volutamente) confusione? La dice lunga, accusa il chirurgo Maurizio Maggiorotti, presidente dell’Amami (Associazione medici accusati di malpractice ingiustamente) «il modo in cui si è diffusa la balla dei 90 morti al giorno». Era il 2004 e all’ospedale di Niguarda, in una conferenza stampa, «saltò fuori una cosa teorizzata in Internet e cioè che se fossero stati veri certi dati americani allora proporzionalmente in Italia ci sarebbero una novantina di vittime al giorno dovuti a qualche errore medico o al degrado di certi ospedali o alla cattiva organizzazione di alcuni servizi. Ammesso che il dato fosse verosimile, tutto da dimostrare perché dal 2002 chiediamo inutilmente un “Osservatorio sul contenzioso e sugli errori medici” proprio per spazzare via le chiacchiere, si parlava genericamente di vittime: dal morto alla signora che si lagna perché si aspettava di più dall’operazione all’alluce valgo».

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