21 Settembre 2019
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ENPAM, ancora critiche sulla sostenibilità

da DoctorNews del 16 ottobre 2012

Nel valutare lo stato di salute dell’Enpam non si può non tenere conto dell’ingente “debito previdenziale” che è di quasi tre volte superiore al tanto decantato patrimonio. Questo l’allarme lanciato da Renato Mele, membro della Consulta Enpam per la libera professione, nel corso di un Convegno organizzato dall’Omceo di Piacenza, sul futuro previdenziale del medico e dell’odontoiatra.

«L’Enpam» ha spiegato «ha sempre promesso all’iscritto un rendimento dei suoi versamenti troppo elevato rispetto al rendimento del suo patrimonio. Finora la Fondazione è riuscita a compensare con la crescita numerica e occupazionale della categoria, finendo però per accumulare nel tempo un «debito» che, in assenza di dati ufficiali, non è possibile quantificare se non molto empiricamente».

In soldoni, secondo i dati presentati, nella sue casse l’Istituto avrebbe ad oggi circa 12 miliardi e mezzo di euro, ma le uscite sarebbero destinate a raddoppiare entro il 2022. «Il sistema previdenziale pubblico» ha ricordato ancora Mele «ha intrapreso un percorso di stabilizzazione fin dal ’95 con la legge Dini. Noi mai, neanche quando nel 2003 uno studio affidato a Tiziano Treu lo raccomandava caldamente. Oggi le correzioni all’attenzione del Ministro sono molto pesanti, e i colleghi più giovani sono quelli che prima se ne accorgeranno».

«L’Istituto previdenziale non rischia oggi il collasso» spiega Augusto Pagani, presidente Omceo Piacenza «ma a causa del ritardo con cui si è provveduto alla correzione degli errori di calcolo sia dei contributi che delle pensioni non si può escludere che le misure proposte al Ministro Fornero, per quanto dolorose, non saranno sufficienti a garantire la sostenibilità del sistema». «Sono anni che denuncio questa situazione» spiega Mele «è ora di correre ai ripari prima che la situazione diventi irreversibile». «Il nostro unico obiettivo», specifica Pagani «è quello di informare i medici e dar loro gli elementi utili per decidere del loro futuro pensionistico».

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