6 Dicembre 2019
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Certificati, Corti (Fimmg): due al giorno per rifiuto degli ospedali. Troppo spreco e rischi per tutti

Da Doctor 33 del 6 giugno 2015, a firma di Mauro Miserendino

La paziente sta male, va al pronto soccorso e nel giro di sette ore esegue la risonanza; la lasceranno andare alle 19.45, così telefona al suo medico chiedendogli se può aspettarla per le 20.30 per farle il certificato di malattia: l’ospedale non lo fa. Il medico rinuncia a tornare a casa, ma alle 20.15 la paziente richiama e dice che sarà dimessa alle 21. Uscirà alle 23 con l’ospedale che la rassicura, anche se il dottore è andato via, i referti ben motivano l’assenza. Il fatto accade in Lombardia in un ospedale top dove però a quanto pare non c’è tempo per collegarsi con l’Inps e spedire il certificato di malattia di un paziente in ps.

Dice Fiorenzo Corti segretario Fimmg lombardo: «Ho sondato i colleghi iscritti, in un’ora ho ricevuto 40 e-mail. In media stendiamo 2 certificati di malattia al giorno a seguito di rifiuto degli ospedali, pur obbligati dalla Legge Brunetta. Siamo 7 mila medici di famiglia, produciamo 14 mila certificati per 260 giorni lavorativi: in un anno fanno circa 3milioni 600 mila accessi di pazienti, ed altrettante prestazioni in cui il medico di famiglia fa l’operatore meccanografico: il suo stipendio è speso in qualcosa di inappropriato ed inutile».

Corti chiede all’Assessore alla salute Mario Mantovani e al Direttore generale sanità Walter Bergamaschi un tavolo urgente per ricondurre gli ospedali al rispetto della legge Brunetta, «che per loro però -diversamente dai Mmg – non prevede sanzioni in caso di inadempimento».

«Il problema della differenza di trattamento tra territorio e ospedale c’è, ma in questa sede sottolineo che il disinteresse di reparti e pronti soccorso nell’applicare la legge genera spreco di risorse sul territorio, quando non comportamenti assurdi e riprovevoli perché contra legem ma umanamente comprensibili di cui non solo a me giunge voce: situazioni in cui, di fronte alla struttura inadempiente, per facilitare la vita al paziente il medico emette il certificato di malattia in sua assenza e gli gira il numero di codice per telefono».

Corti cita il caso di una dottoressa condannata a 4 mesi alla quale la consorte di un uomo appena dimesso aveva portato tutto l’incartamento dei referti: «Mancava il certificato di malattia che l’ospedale rifiutava; con uno strappo imprudente la collega lo ha prodotto ma né lei né la signora sapevano che in quello stesso istante il malato veniva trasferito in carcere.

La piccola leggerezza che viola la legge e finisce nel casellario giudiziario (e magari esita in tre amari mesi di sospensione inflitti dall’ordine) qui non nasce da un colpo di testa del medico di famiglia, ed è ora che le istituzioni e le regioni lo sappiano».

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