22 aprile 2018
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Perché un Convegno sulle problematiche giuridico-deontologiche del lavoro d’equipe

La recente notizia delle sanzioni disciplinari comminate dall’Ordine dei Medici di Bologna nei confronti di alcuni iscritti per aver demandato atti medici ad infermieri, ha riacceso la querelle sul rapporto tra la professionalità medica ed infermieristica suscitando un ampio e vivace dibattito sulla correttezza o meno del provvedimento, e, più in generale, sul diritto dell’Ordine di sanzionare un iscritto che segue le direttive della Regione, dell’Azienda Sanitaria e dell’Ospedale presso il quale opera.11

Si tratta di un tema aperto ormai da anni, basti pensare che il 13 giugno 2010 la Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri aveva approvato un “Documento su una piattaforma comune di riforma delle professioni”.

Da tempo ci si interroga quindi sul modo in cui si possano integrare al meglio attività professionali diverse che quotidianamente si trovano ad affrontare le medesime problematiche.

Nel caso specifico di Bologna, personalmente mi associo ai numerosi attestati di solidarietà nei confronti dei colleghi, senza condividere però i giudizi perentori, critici e disinformati, espressi nei confronti del Consiglio direttivo dell’Ordine di Bologna e del Consiglio nazionale della FNOMCeO, perché ignorano o non considerano altri fatti ed altre responsabilità.

Come Ordine provinciale pensiamo sia nostro dovere promuovere sul tema un dialogo dal più ampio respiro possibile, coinvolgendo tutti i soggetti in campo, dalla politica, alle professioni, ai cittadini.

Atteggiamento discusso e condiviso con il Collegio Ipasvi, con cui abbiamo pensato al Convegno di approfondimento e confronto in programma il 15 aprile all’ospedale di Piacenza, “MEDICO & INFERMIERE, problematiche giuridico-deontologiche del lavoro di equipe”

Vogliamo in qualche modo “costringere” tutti i soggetti in campo a discutere del problema, mediando le posizioni estreme e conflittuali nella convinzione che ragioni e torti non stanno mai da una sola parte.

E’ necessario ottimizzare collaborazione ed integrazione tra medici ed infermieri, correggendo le inadeguatezze a livello organizzativo e informando allo stesso tempo i cittadini sulle reali difficoltà di gestione alla luce dei problemi legati alla sostenibilità economica.

Vorrei però entrare più nello specifico nella situazione locale.

Il 4 febbraio 2015 è stata inviata all’Assessorato, alle DG delle AUSL, alle OOSS mediche ed agli OMCeO di questa regione una lettera aperta e richiesta di chiarimenti relativa all’attivazione a Piacenza di un’auto infermieristica classificata come “mezzo di soccorso avanzato” (che, è bene ricordarlo, sulla base della normativa vigente deve essere composto da 1 autista/soccorritore, 1 infermiere professionale ed 1 medico) e, nell’agosto 2015, un esposto relativo “alla attribuzione a personale non medico di compiti e mansioni proprie della professione medica, all’esterno dei parametri definiti dalla normativa di riferimento ed in un contesto ritenuto di grave sottodimensionamento medico del servizio in rapporto alla previsione normativa vigente”.

Per acquisire le necessarie informazioni, l’11 giugno 2015 abbiamo chiesto al Direttore Sanitario dell’AUSL di Piacenza copia delle istruzioni operative per i medici e gli infermieri dei Dipartimenti di Emergenza Urgenza, Medicine, Oncoematologia, Chirurgia, Terapia del dolore e Materno infantile, che abbiamo ricevuto il 9 novembre 2015.

La gestione del servizio 118-ET è difficile e la sua organizzazione diversa nelle diverse realtà provinciali, in Emilia Romagna come nel resto d’Italia.

Anche per questo il 24 luglio 2015, a seguito della mia elezione a Coordinatore regionale degli OMCeO della Regione Emilia Romagna, avevo chiesto un incontro all’Assessore Regionale Sergio Venturi; ritenevo infatti che sarebbe stato utile ed opportuno aprire una discussione sul tema, lavorando insieme per cercare di rendere omogenea l’organizzazione assistenziale e delle procedure operative. Ad oggi l’Assessore non ci ha ancora concesso un incontro.

Il Consiglio direttivo dell’OMCeO Piacenza nella seduta del 27 ottobre 2015 ha preso in esame le istruzioni operative della U.O.C. 118-Dipartimento di Emergenza urgenza della AUSL di Piacenza ed ha ritenuto, all’unanimità, di chiederne al Direttore Generale ed al Direttore Sanitario la revisione per adeguarle alla normativa di riferimento, unitamente all’adeguamento del numero dei mezzi di soccorso avanzati ai criteri indicati dal Decreto Ministeriale del 02-04-2015 (uno ogni 60mila abitanti).

In un incontro avvenuto pochi giorni dopo, il Direttore Sanitario Guido Pedrazzini ci ha assicurato la disponibilità dell’Azienda, che si sarebbe concretizzata con l’istituzione di una Commissione alla quale sarebbe stata affidata la revisione degli atti.

Tuttavia non abbiamo ancora ricevuto notizia del risultato di questa attività e delle conseguenti decisioni dell’AUSL; voglio credere che non tarderanno troppo, e che recepiranno le nostre osservazioni.

Sappiamo che anche la Regione Emilia Romagna ha attivato un gruppo di lavoro per la revisione delle procedure e delle attività assistenziali del 118-ET, e forse questo è uno dei motivi che potrebbe spiegare la prolungata gestazione della Commissione piacentina.

Siamo pienamente consapevoli delle difficoltà nella gestione sanitaria, e del fatto che ai manager si chiede di mantenere e migliorare i servizi sanitari senza oneri aggiuntivi per lo Stato e le Regioni. Operazione complicata, anche a causa dell’invecchiamento della popolazione, ed il conseguente aumento delle patologie croniche, e per i costi rilevanti di nuovi farmaci e tecnologie.

Esiste quindi la necessità di ridurre gli sprechi, punto sul quale tutti siamo d’accordo, e, per quanto possibile, i costi di gestione.

Su questo “per quanto possibile” esistono invece opinioni ed interessi differenti, ma soprattutto norme e diritti che devono comunque essere rispettati, almeno fino a quando le leggi non verranno modificate.

Bene quindi che gli infermieri implementino la loro formazione e le loro responsabilità correlate all’esecuzione di procedure assistenziali salvavita, verificate ed accreditate, in assenza del medico: questo non deve però legittimare la predisposizione di procedure operative che autorizzino l’infermiere ad eseguire manovre salvavita in un contesto che non rispetta i parametri previsti dalle vigenti leggi per l’organizzazione della rete di Emergenza Territoriale.

Se si vuole, o si deve, cambiare l’organizzazione e la gestione dell’assistenza sanitaria, è necessario che la politica faccia le scelte ritenute opportune e se ne assuma la responsabilità; che metta in atto un’accurata e seria programmazione delle professionalità funzionali alla realizzazione del progetto assistenziale, provvedendo poi alla loro formazione; che infine modifichi il quadro normativo della responsabilità professionale, per attribuire a ciascuno la responsabilità correlata alla propria attività.

L’assistenza sanitaria non può diventare un campo di battaglia fra professionisti, medici ed infermieri in primis, che devono invece continuare a lavorare insieme nell’interesse del paziente, integrando le diverse e specifiche competenze: penso all’immagine di un’orchestra affiatata, dove ciascuno suona il proprio strumento contribuendo a creare l’armonia.

Il mondo cambia, al pari della sanità, delle esigenze, e delle disponibilità: di tutto questo si deve tener conto per programmare, organizzare e gestire l’assistenza nel modo migliore possibile.

A Piacenza le prove di dialogo fra OMCeO e IPASVI sono iniziate da tempo, e sono fiducioso che il 15 aprile dal “nostro” convegno invieremo messaggi positivi ai medici ed agli infermieri, la maggioranza dei quali, ne sono certo, non ha alcuna volontà ed alcun interesse a polemiche e conflitti inopportuni.  
 
Augusto Pagani, Presidente OMCeO Piacenza

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