21 Ottobre 2019
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Migliorare la qualità della vita degli anziani “fragili”, parte il progetto nei comuni montani

Una “task force” per migliorare la qualità della vita degli anziani più vulnerabili e attivare interventi mirati a prevenire disabilità e malattie. OMCeO Piacenza sostiene l’innovativo progetto realizzato in sinergia con la Fondazione di Piacenza e Vigevano, l’Azienda Usl di Piacenza e alcuni comuni montani del nostro territorio: obiettivo è quello di permettere agli ultra 74enni, oggi autosufficienti, di rimanere più a lungo possibile al proprio domicilio, vicini alla famiglia e alla realtà sociale di appartenenza. IMG 8749

Per raggiungere questo traguardo, verranno rilevati e poi presi in carico i bisogni socio sanitari del soggetti di una fascia di popolazione non ancora in carico ai servizi, residente nei comuni di montagna a forte rischio di fragilità socio sanitaria.

Il progetto è stato illustrato nel corso di una conferenza stampa alla Fondazione di Piacenza e Vigevano. “Si tratta – è stato evidenziato – di un’esperienza quasi unica in Italia, che permetterà di raggiungere, far emergere e coinvolgere attivamente tutte le reti sociali di comunità che possono essere d’aiuto in questo scenario”.

La volontà è quella di intercettare il più precocemente possibile il bisogno assistenziale (sociale e sanitario) degli ultra 74enni, con l’obiettivo di dare una risposta immediata ai loro bisogni, di contribuire ad aumentare l’aspettativa di vita sana, con ricadute positive sulla qualità di vita degli anziani e di chi li circonda, ma anche sui costi della cura e dell’assistenza.

“Attraverso una funzione di presa in carico leggera ci si ripropone di intervenire preventivamente sui fattori di rischio delineando e consigliando con largo anticipo strategie di risposta alla non autosufficienza che rispettino il criterio della domiciliarità, nonché il diritto dell’anziano a vivere nel suo contesto naturale, agendo sia sul versante sanitario che su quello sociale”.

C’è inoltre la volontà “di dare una risposta al bisogno inespresso di quei cittadini che per condizioni socio-economiche e culturali accedono con maggiore difficoltà ai servizi, coinvolgendoli in un’azione costante di informazione, comunicazione ed educazione socio-sanitaria, mettendoli al centro del percorso di prevenzione e cura”.

L’azione coinvolgerà un gruppo di oltre 800 persone che risiede nelle frazioni di 6 comuni di montagna di avvio (Farini, Ferriere, Corte Brugnatella, Cerignale, Ottone, Zerba) e non risulta essere seguito dai servizi sociali nè da quelli sanitari.

È prevista la costituzione un’equipe multidisciplinare che si recherà a domicilio per garantire un piano d’intervento personalizzato, che prima valuti le condizioni della persona, che possa predisporre un intervento immediato ove occorra e che pianifichi anche un’attività educativa. Il gruppo è composto da un’infermiera, un fisioterapista e un assistente sociale.

La valutazione viene effettuata al domicilio della persona anziana, in modo da valutare le principali caratteristiche demografiche, abitative, sociali e sanitarie: autonomia nelle attività della vita quotidiana, performance motoria, rischio di malnutrizione, livello cognitivo, rischio di cadute e presenza di rischio ambientale.

Questa analisi dei bisogni potenziali, o latenti, sarà condotta per la prima volta sul nostro territorio aggregando i dati e le conoscenze posseduti da una serie di “recettori” professionali e sociali: assistenti sociali, infermiere, fisioterapista e medici di medicina generale.

Attraverso l’azione di screening a domicilio sarà possibile costituire una banca dati che consentirà il monitoraggio dei soggetti fragili e permetterà di orientare le azioni di prevenzione e socializzazione già in essere e attivarne di nuove in base al bisogno rilevato dalla comunità.

L’equipe svolgerà un percorso educativo finalizzato a prevenire l’insorgenza di complicanze, migliorare le condizioni delle persone anziane e ridurre lo stress del caregiver.

Per la prima volta all’interno della Regione Emilia Romagna verrà avviata un’attività di prevenzione delle cadute a domicilio delle persone e su un campione di popolazione a rischio.

L’equipe multidisciplinare potrà provvedere a raccogliere i dati relativi al rischio di cadute (per esempio, la presenza di tappeti e la disposizione di mobili). Potranno quindi essere proposti una serie di accorgimenti mirati a sensibilizzare l’utente stesso, o i suoi familiari, a trovare delle soluzione più idonee al tipo di ambiente e al tipo di utente.

 

L’articolo di Libertà del 5 ottobre 2016

L’articolo di liberta.it e telelibertà del 4 ottobre 2016

L’articolo di PiacenzaSera.it del 4 ottobre 2016

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