17 Novembre 2019
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Intervento del Prof. Bruno Ravera, Presidente OMCeO Salerno, al Consiglio Nazionale ENPAM del 1 dicembre 2012

Un dettagliato e preciso racconto di quanto è avvenuto negli ultimi due anni ai vertici del nostro Ente previdenziale, che aiuta a capire le divergenze di opinione all’interno del Consiglio Nazionale e le ragioni delle azioni di tutela intraprese da alcuni Presidenti di Ordine, Delegati e Consultori Enpam.

Ulteriori informazioni dalle relazioni presentate al Convegno “La previdenza del medico e dell’odontoiatra” organizzato dall’ OMCeO Piacenza il 12 settembre 2012 e pubblicate su questo sito nell’ Archivio eventi.

Sintesi dell’intervento del Presidente Ravera al Consiglio Nazionale ENPAM

Roma dicembre 2012

I medici italiani non hanno mai dato grande importanza ai problemi dell’ENPAM, che è il nostro Ente previdenziale. Non starò ad illustrare l’organizzazione dell’ENPAM e i vari fondi (ben cinque). Come tutti sanno dal 94 l’ENPAM è una fondazione di diritto privato. Fino ad alcuni anni fa, diciamo fino al 2010, le riunioni del Consiglio Nazionale (CN) convocate per l’approvazione dei bilanci erano un’allegra rimpatriata di amici. Vi era una sbrigativa relazione del Presidente Parodi in cui si illustrava che come Pangloss, si viveva nel migliore dei mondi possibili, e tutto si concludeva con una votazione all’unanimità. Pace! Tutto bene. Non sembra.

Nel 2010, per iniziativa dell’Ordine di Bologna, sono incominciati ad emergere alcuni dubbi, correttamente manifestati all’allora Presidente On. Eolo Parodi. Le riserve riguardavano l’allocazione delle ingenti riserve finanziarie, che costituiscono una parte fondamentale del patrimonio dell’ENPAM (oltre al patrimonio immobiliare). Dopo questo allarme il Consiglio di Amministrazione della Fondazione ENPAM del 28.05.2010 decise di conferire alla Società SRI Capital Advisers Ltd, con sede in Londra, l’incarico di: “Analisi del portafoglio di attività mobiliari della Fondazione ENPAM distinta per tipologia secondo una tassonomia connessa alla best practice internazionale; Analisi del portafoglio complessivo di attività mobiliari della Fondazione ENPAM allo scopo di individuare eventuali profili di rischio”.

La relazione conclusiva definiva quanto meno azzardate (è un eufemismo) le operazioni fatte, per cui si registravano notevoli perdite e disavanzi, alcuni attuali, altri differiti, ma estremamente probabili.

Questa relazione è stata tenuta “nascosta” al Consiglio di Amministrazione e al C.N. malgrado tre sollecitazioni fatte pervenire da alcuni Ordini dei Medici, che ne avevano avuto notizia.

Dato il persistente silenzio della Presidenza, questi Ordini hanno fatto un esposto alla Magistratura e alla Corte dei Conti e alla Commissione Bicamerale di Controllo sugli Enti Previdenziali. In seguito a questi esposti, la Magistratura ha acceso i fari sulla gestione dell’ENPAM e ha inviato avvisi di garanzia, tra gli altri, al Presidente On.Parodi,ad un precedente Direttore Generale e al Consigliere esperto finanziario Prof. Dallocchio, disponendo anche perquisizioni e sequestro di documenti nella sede ENPAM. In conseguenza, il Presidente On. Parodi si è dimesso e le sue dimissioni, udite-udite, sono state immediatamente accolte dal Consiglio di Amministrazione e poi dal Consiglio Nazionale, proprio da quella maggioranza di colleghi, Presidenti o delegati, che fino a qualche minuto prima avevano osannato con accenti iperbolici la persona e, guarda caso, a proporre di respingere le dimissioni, come prassi, erano quelli che non lo avevano votato (tra cui Salerno).

In conseguenza di questo esposto il Prof. Sciacchitano che rappresentava nel CdA i convenzionati esterni ed era uno dei firmatari dell’esposto, è stato “cacciato” per “aver provocato grave danno non solo morale all’ENPAM”. Dal che si deduce che a danneggiare l’ENPAM non sono quelli che l’hanno portato verso il dissesto, ma quelli che l’hanno denunciato.

Fermiamoci qui.

Tutti i medici sanno per esperienza diretta che il Ministro Fornero ha chiesto agli enti previdenziali di garantire la sostenibilità del sistema pensionistico per 50 anni (invece che per 30, come in precedenza). Da qui l’aumento delle aliquote contributive e l’andata in pensione tre anni più tardi. Perché?

Perché la poco illuminata politica degli anni precedenti, complice il sistema a ripartizione, aveva distribuito pensioni molto più generose di quanto i contributi previdenziali consentissero.

Già nel 2003 lo studio Treu-Orrù (non propriamente dei rivoluzionari) ha messo la parola fine all’annoso dibattito: ripartizione-capitalizzazione, già iniziato con la riforma Dini nel 95. Scriveva tra le altre cose (che per brevità non vi cito): “l’analisi effettuata ha messo in evidenza una situazione che nel lungo periodo porterà ad uno squilibrio dei conti dell’ENPAM” e aggiungeva: “l’adozione di modifiche regolamentari in presenza di valutazioni che fanno presumere un possibile squilibrio futuro dell’Ente, non solo è una misura legittima ma anzi essa costituisce un provvedimento doveroso”.

Il sistema previdenziale pubblico ha intrapreso un percorso di stabilizzazione fin dal 95 con la legge Dini. L’ENPAM non ha fatto nulla per riequilibrare i conti.

In tutto questo periodo le pensioni erogate sono state più remunerative dei contributi versati. E’ il metodo retributivo e quindi a ripartizione. Alcuni esempi.

Prof. Eolo Parodi, Presidente ENPAM: “dopo 40 anni di ospedale e 26 anni da primario prendo 4,1 milioni di lire al mese. Ho fatto un calcolo: se avessi versato i contributi all’ENPAM prenderei 7 milioni e rotti di lire al mese”. Vero!

Prof. Angelo Pizzini, Vice Presidente ENPAM: “Ad un milione di contributi versati all’INPDAP corrispondono, nella migliore delle ipotesi, 61 mila lire di pensione annua. All’ENPAM almeno 80 mila lire lorde annue, sino ad un massimo di 140 mila lire a seconda del Fondo”. Vero!

Dott. Antonio Panti, Presidente Ordine di Firenze, 2011: “quando ho cominciato a lavorare nel 1962, io versavo l’1% e l’ho versato per diversi anni. Quando sono andato in pensione, nel 2003, mi è stato ricostruito molto più che se io avessi versato semplicemente su quell’1%; la ricostruzione della mia carriera mi ha consentito una pensione che non èmolto diversa da quella dei miei colleghi ospedalieri della mia età, che sono andati in pensione in quegli anni e che però già allora versavano il 20%. Allora ricordiamoci del passato, di tutto ciò che è stato fatto bene…”.

I colleghi della medicina generale, già in pensione con cifre dignitose, non dirò ragguardevoli, decisamente superiori a quelle che sarebbe stato col contributivo pro-rata e i vari Parodi, Pizzini e Panti, si sono chiesti com’è stato possibile? Semplice.

Perché i medici in servizio in quegli anni erano molto più numerosi di quelli che andavano in pensione.

L’ENPAM promette fin da subito all’iscritto un determinato rendimento dei suoi versamenti.

“Tale rendimento è stato sempre troppo elevato, tanto da non essere compensato dal rendimento del suo patrimonio, ma solo dalla progressiva, fino ad ora, evoluzione numerica ed occupazionale della categoria. Nel tempo si è così accumulato un “debito” ben superiore a quanto incassato, che però non è possibile quantificare se non molto empiricamente, in assenza di dati ufficiali che sarebbero invece molto utili. Eppure si tratta dell’unico vero parametro di solidità di un ente previdenziale, tanto che la stessa Corte dei Conti se ne è lamentata” (dott.R.Mele).

Ma il Governo ha approvato la riforma. Lo dice anche Bianco, che si vuole di più? Ed è vero. Però attenzione. Nel documento con cui il Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale ha comunicato la sua approvazione, sta scritto a pagina 5:

“Pur tuttavia, il Fondo di Previdenza Generale (Quota A) registra un saldo previdenziale negativo tra il 2022 e il 2045 e dal 2059 fino alla fine del periodo di proiezione e analogamente il saldo totale presenta valori negativi tra il 2022 e il 2047 e dal 2058 in poi. Il patrimonio assegnato al Fondo si azzera dal 2041, risultando insufficiente alla copertura della riserva legale dal 2026”.

“E’ stata, inoltre, valutata la portata delle modifiche regolamentari in base ai riflessi sui tassi di sostituzione, calcolati per alcune figure-tipo, al lordo e al netto del prelievo contributivo e fiscale.

“A titolo esemplificativo, il tasso di sostituzione netto relativo ad un nuovo assicurato che matura i requisiti minimi per la pensione di vecchiaia fra 35 anni, si attesta a circa il 50% dell’ultima retribuzione, indipendentemente dal genere e scende a circa il 40% in caso di pensionamento anticipato.

“Il tasso di sostituzione netto relativo ad un nuovo assicurato che matura i requisiti minimi per la pensione di vecchiaia fra 35 anni, si attesta a poco più del 40% dell’ultima retribuzione, indipendentemente dal genere e scende a poco più del 30% in caso di pensionamento anticipato.

Per il Fondo Medici di Medicina Generale e per il Fondo Specialisti Ambulatoriali sia il saldo previdenziale che quello totale sono in squilibrio per un periodo di circa 10-15 anni, riuscendo con il patrimonio ad essi assegnato a colmare tale disavanzo.

Il tasso di sostituzione netto relativo ad un nuovo assicurato che matura i requisiti minimi per la pensione di vecchiaia fra 35 anni, si attesta a circa il 60% dell’ultima retribuzione, indipendentemente dal genere e scende al 45% in caso di pensione di anzianità”.

E conclude:

“Tutto quanto premesso, si resta in attesa che, in occasione della revisione complessiva e generale degli assetti statutari, la dualità e le incongruenze sopra evidenziate diventino oggetto di valutazione approfondita, con momenti di confronto anche con le Amministrazioni vigilanti.

Agli esiti dell’istruttoria, acquisita la concertazione di norma con il Ministero dell’Economia e delle Finanze (rif.: nota MEF n.69271 dello 08/08/2012; conclusioni della riunione del 16/10/2012 di cui alla nota Minlavoro n°15102 del 17/10/2012 come ribadite agli esiti della Conferenza dei servizi dello 06/11/2012), si ritiene che il quadro di riordino delineato dalla Fondazione, per il tramite del ricorso ai rendimenti patrimoniali in misura limitata per la copertura del disavanzo temporaneo del saldo previdenziale, assicuri l’equilibrio ex art. 24, comma 24, del D.L. 201/2011 e in conformità alle ulteriori indicazioni fornite con la nota ministeriale n°8272 del 22 maggio 2012.

Pertanto, nell’attesa che codesto ENPAM dia comunque seguito agli inviti e richiami all’adozione di modifiche/integrazioni regolamentari e statutarie secondo i rilievi sopra rappresentati, si approvano, nel testo allegato, le delibere consiliari nn°25/2012; 26/2012 e 42/2012, nonché la delibera del Consiglio Nazionale adottata in data 24 marzo 2012″.

Mi scuso per la lunga ma necessaria citazione. Questo che significa?

Significa che quello che abbiamo fatto era necessario ma non è sufficiente nel lungo periodo e questo lo dice il Ministero, che in qualità di organo vigilante (?) ha dato l’approvazione con riserva, che è tutta a carico dei pensionati Enpam.

Nel progetto di riforma presentato dal C.d.A. dell’ENPAM si fa riferimento ad un rendimento del patrimonio del 2% annuo. E’ una previsione che non sta né in cielo né in terra, perché negli anni precedenti il rendimento è stato sì e no dell’1%. La somma algebrica anno dopo anno del rendimento del patrimonio negli ultimi anni (2001-2011) è stato del 9%.

La somma algebrica dell’inflazione anno dopo anno nello stesso periodo è stata del 26,5%. Rendimento netto del patrimonio negli ultimi due anni: (2010: 0,445% – 2011: 0,1%)

Oltre tutto da calcoli attuariali risulta che nei prossimi anni il numero dei medici è destinato a ridursi non ad aumentare, e quindi anche il monte dei contributi seguirà la stessa sorte. Va bene che c’è chi ha preconizzato un aumento delle retribuzioni di tale entità da compensare la riduzione numerica dei medici, ma c’è qualcuno che ci crede? Il Presidente Bianco in un convegno tenuto all’Università di Salerno nel 2011, ha dichiarato: “gli iscritti alla facoltà di medicina quest’anno sono circa 8.000, ma arriveranno alla laurea presumibilmente in 6.500; inoltre 16.618 medici raggiungeranno i 67 anni e usciranno dal sistema medico. Se elevassimo l’età a 70 anni, il numero sarebbe pressappoco uguale, 16.320. E’ evidente il gap tra il canale di entrata e di uscita dal sistema professionale. Se restasse costante questo tasso di produzione di professionisti, 6.500-7.000 all’anno, nel 2029 avremo circa 60.000 medici in meno. Se aumentassimo del 50% gli iscritti, che sappiamo non essere il prodotto finale, nel 2029 questo gap lo colmeremmo per 20.000: avranno comunque 45.000 medici in meno”.

E quindi le previsionidelle entrate sono generosamente ottimistiche e prive di una realistica base. Ma, si può obiettare: allora perché il Ministero “vigilante” ha approvato? Lo ha fatto perché formalmente i conti sono in ordine. Ma sostanzialmente?: “Lo Stato non ha né voglia né interesse ad ammettere che gli errori decennali dell’ENPAM siano tali da escludere il nostro Ente dalla lista dei promossi, perché significherebbe farsene carico anche economicamente. Si è semplicemente attenuto al rispetto della forma. Ha preso per buone le previsioni fatte. Se non si verificassero, il peggio è per noi, perché lo Stato non interverrebbe”.

Conclusioni.

L’ENPAM è l’ente di previdenza dei medici italiani. Per i medici di medicina generale e alcune categorie professionali tra cui gli specialisti ambulatoriali e i convenzionati esterni è l’unico ente che eroga le pensioni.

Tutti, ne sono convinto, vogliamo il bene dell’ENPAM, che poi significa voler il bene dei medici. Il dissenso è tra chi ha gestito finora l’ENPAM e ritiene che tutto sia sotto controllo e chi avanza seri dubbi sulla sostenibilità reale del sistema.

Non è una crociata ma un motivato contrasto. E’ appena il caso di aggiungere che il “fronte” che si oppone, finora nettamente minoritario, è il primo ad augurarsi che il futuro dell’ENPAM sia roseo. Ma ripeto, siamo preoccupati e se qualcuno ci rinfaccia un destino da Cassandra, si può rispondere che non fu colpa sua se Troia fu bruciata. I medici sono invitati ad approfondire i problemi senza suggestioni o orgoglio di rappresentanza.

E veniamo all’accusa di intelligenza col nemico.

Un’accusa ricorrente è quella rivolta a chi si differenzia: voi screditate l’ENPAM; veramente, a screditare l’ENPAM, non è chi denuncia gli errori, ma chi li compie.

Consentitemi di leggere il passo conclusivo di una lettera che ho inviato ai Colleghi Presidenti nel luglio 2010 dopo una seduta “calda”, non in senso meteorologico, del C.N. ENPAM.

“Ma una cosa deve essere detta con chiarezza, e per evitare “scivoloni” e, per non essere accusato di parlar male di Garibaldi, lo dico con le parole di un noto scrittore, Curzio Malaparte “Vi sono due modi di amare il proprio Paese: quello di dire apertamente la verità sui mali, le miserie, le vergogne di cui soffriamo, e quello di nascondere la realtà sotto il mantello dell’ipocrisia, negando piaghe, miserie e vergogne. L’esperienza insegna che la peggior forma di patriottismo è quella di chiudere gli occhi davanti alla realtà e di spalancare la bocca in inni e in ipocriti elogi, che a null’altro servono se non a nascondere a sé e agli altri i mali vivi e reali. Né vale la scusa che i panni sporchi si lavano in famiglia. Vilissima scusa: un popolo sano e libero, se ama la pulizia, i panni sporchi se li lava in piazza”.

Io ritengo che nell’ENPAM non vi siano panni sporchi da lavare, ma posizioni e responsabilità da precisare. L’Ordine intende organizzare un convegno di studio per approfondire le tematiche previdenziali Enpam, chiamando a relazionare studiosi eminenti, anche non medici. Questo per dare ai colleghi, giustamente preoccupati del loro futuro, la dimostrazione che non si tratta di guerre di religione né di assalti alla diligenza, ma di valutazioni contrastanti. Lo spirito di appartenenza e la fedeltà alle sigle, sempre elogiabile, in questo caso non c’entrano. C’entrano e come! gli interessi.

Io ho riferito tempo fa a Parodi il monito dell’Ecclesiaste, che vale per lui, per ciascuno di noi Presidenti e anche per Oliveti. Per guidare il popolo, dammi o Signore, la saggezza, non l’astuzia.

Prof. Bruno Ravera

Presidente Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri

Provincia di Salerno



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