3 Dicembre 2021
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“Fare e far conoscere: l’impegno e il coraggio dei sanitari italiani durante la pandemia”

E’ stato dedicato al tema Professione: medico. Protagonisti del cambiamento“, l’annuale simposio di salute pubblica dell’Ordine dei Medici di Varese ospitato lo scorso 13 novembre dall’Aula Magna dell’Università dell’Insubria. Un momento di riflessione con obiettivo “il riconoscimento della necessità del rinnovamento”, indicando alcune strade perché questo si realizzi “mantenendo inalterato lo spirito di accoglienza, comprensione e cura che sottende la professione del medico”.

Tra i relatori del convegno – insieme al Dottor Filippo Anelli, Presidente della Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici, alla Dottoressa Antonella Vezzani, Presidente Aidm, al Professor Giuseppe Armocida, Ordinario di Storia della Medicina – il Dottor Luigi Cavanna, Direttore del Dipartimento Oncologia-Ematologia Ospedale di Piacenza, che nel suo intervento ha rievocato i mesi drammatici della pandemia a Piacenza, città dalla quale è partita, attraverso la Fondazione Gorbachev, la candidatura del Corpo sanitario italiano al Nobel per la Pace proprio per l’impegno profuso nell’affrontare l’emergenza Covid. “L’Italia – ha ricordato Cavanna – è stato il primo Paese ad essere colpito dal virus dopo la Cina ed era vista dagli altri Paesi occidentali come l’anello debole: in realtà i medici italiani, ma non solo i medici, hanno fatto e hanno fatto sapere che si faceva. Molto prima di altri abbiamo dato ai Paesi europei, agli Stati Uniti, strumenti su cui lavorare, perchè abbiamo affrontato prima i problemi”.

“Tra l’ultima settimana di febbraio e i primi giorni di marzo il pronto soccorso è diventato un campo di battaglia, sembrava avessimo un’onda d’urto inarrestabile. Era un momento drammatico ogni più piccolo spazio era occupato da barelle di malati” – ha ricordato Cavanna, raccontando come l’esperienza di una paziente oncologica che aveva contratto il Covid – curata a casa e guarita – abbia portato ad una scelta organizzativa, con l’intervento a domicilio e il successivo monitoraggio in remoto, seguita, di lì a poco, dall’avvio delle squadre Usca, le Unità Speciali di Continuità Assistenziali. Anche in campo oncologico, Cavanna ha evidenziato che già il 13 marzo 2020, pochi giorni dopo lo scoppio della pandemia nel nostro Paese, le principali associazioni di oncologia medica italiane avevano pubblicato le linee guida di comportamento.

“Penso – ha sottolineato – che i motivi alla base della candidatura del Corpo sanitario italiano al Nobel per la Pace siano stati davvero condivisibili: l’impegno, il coraggio, la tenacia, l’abnegazione. Ho visto persone fare cose incredibili, che non avremmo mai visto fare in altre situazioni”. Il Nobel è poi stato assegnato ai giornalisti Maria Ressa e Dmitry Muratov: “Non ce l’abbiamo fatta, ma avevamo competitori molto forti”.

IL VIDEO DEL SIMPOSIO

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