18 Giugno 2021
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Covid, l’intelligenza artificiale per individuare i pazienti più a rischio: parla piacentino uno studio innovativo

Un algoritmo di intelligenza artificiale per calcolare il rischio di complicanze nei pazienti Covid.

Parla piacentino un innovativo studio, pubblicato sul “Journal of Medical Internet Research“, che ha coinvolto i reparti di Cardiologia e Anestesia Rianimazione dell’ospedale di Piacenza. Uno studio, partito dall’esperienza della pandemia vissuta in prima linea dai medici piacentini, nato dalla necessità di individuare il prima possibile i pazienti che rischiano una evoluzione più grave della malattia per consentire di avviare tempestivamente le terapie più indicate.

“Piacenza – ricorda il Prof. Massimo Piepoli, direttore della Cardiologia – nella primavera del 2020 è stata colpita severamente dalla prima ondata della pandemia. Tutti noi abbiamo vissuto l'”assalto” da parte di pazienti con polmonite da Covid, con una evoluzione della malattia imprevedibile: alcuni, estremamenti sintomatici, andavano incontro ad un miglioramento repentino; altri invece, con sintomi molto lievi, il cui quadro nel giro di poche ore evolveva in modo drammatico. Abbiamo quindi avuto la necessità di ricercare degli indicatori, dei predittori, che potessero consentire di individuare i pazienti maggiormente a rischio di un peggioramento per mettere subito in atto gli interventi più appropriati per tutelarli”.

Sono quindi state valutate le cartelle cliniche e i dati di centinaia di pazienti per definire, utilizzando tecniche di intelligenza artificiale, gli indicatori prognostici valutabili verso una evoluzione più o meno grave della malattia: “L’intelligenza artificiale – precisa Piepoli – non è una cosa nuova e viene utilizzata in vari campi, ma noi siamo stati i primi ad applicarla, sulla base della nostra esperienza, alle diagnosi Covid. Con la collaborazione di ingegneri del Politecnico di Torino e dell’Università di Zurigo, che già avevano messo in atto ricerche in questo senso, siamo andati a selezionare alcuni semplici parametri – il sesso, l’età, le comorbidità, la funzionalità respiratoria e parametri ematici come l’emocromo – che ci permettono di individuare i pazienti a più alto rischio di complicanze. Dopo averli testati sulla nostra popolazione, abbiamo coinvolto i colleghi dell’Università di Milano-Centro Cardiologico Monzino per una validazione esterna, ottenendo gli stessi risultati”.

Un lavoro in sinergia tra il reparto di Cardiologia e quello di Anestesia e Rianimazione, diretto dal dottor Massimo Nolli, che ha visto in campo i medici dell’ospedale cittadino Geza Halasz (primo firmatario, Cardiologia) e Matteo Villani (Anestesia e Rianimazione) e ha portato alla creazione della pagina “The Piacenza Score”, accessibile online e attraverso la quale, inserendo i parametri dei pazienti, è possibile ottenere una valutazione del rischio. “Uno strumento – spiega Piepoli – che abbiamo voluto mettere a disposizione della comunità scientifica mondiale ed in grado, man mano che i dati vengono inseriti, di ottimizzare le proprie capacità e di affinarsi progressivamente”. Non un sistema statico, dunque, ma capace di migliorarsi con l’inserimento di nuove informazioni ed esperienze: “Tutti i parametri sono ovviamente stati selezionati da noi clinici, ma è il sistema stesso, non influenzato dalla mente umana, che li ha elaborati andando ad individuare in maniera oggettiva quelli più sensibili e specifici. Abbiamo costruito questo network di collaborazione a livello internazionale, speriamo in futuro di poterlo sviluppare non soltanto in ambito covid, ma anche per altre patologie”.

Un curriculum prestigioso quello del Prof. Piepoli, attualmente (unico rappresentante italiano) nel consiglio della Società Europea di Cardiologia – la principale società di cardiologia al mondo che rappresenta circa 100mila professionisti – nel quale si occupa di accreditamento e qualità, sia nell’ambito dei professionisti che dei servizi cardiologici. Piepoli è anche membro del Board della Heart Failure Association, che di recente ha insignito l’équipe di da lui guidata di un riconoscimento per l’attività svolta in questi anni nella lotta allo scompenso cardiaco. Patologie cardiache che hanno subìto l’impatto della pandemia: “Abbiamo assistito ad un crollo di accessi in pronto soccorso, in regione si è osservato un calo del 20-30% mentre in altre aree in Italia si è arrivati al 50%: spesso purtroppo i pazienti per paura di venire in ospedale sono arrivati tardi, con quadri clinici più complessi e a maggior rischio di complicanze. Questo ha portato ad allungare le liste di attesa anche per quanto riguarda gli interventi differibili: stiamo progressivamente tornando verso una normalità, aumentando le prestazioni e gli interventi per il recupero delle liste di attesa”.

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