6 Giugno 2020
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Coronavirus e cause contro i medici, la condanna delle istituzioni forensi “No a speculazioni sul dolore”

Coloro che esercitano la professione medica e coloro i quali svolgono la professione forense svolgono un importante ruolo sociale e si prestano a garantire la tutela di diritti costituzionali inviolabili quale la salute e la difesa.

Fin dal momento in cui giovani avvocati e medici pronunciano la formula solenne del proprio giuramento, le parole “dignità” e “tutela” evocano due impegni fondamentali che entrambe le professioni devono perseguire, nell’esercizio della propria attività e, rispettivamente, da una parte la tutela della salute e il rispetto della dignità del paziente, dall’altra, la tutela dell’assistito e la “consapevolezza della dignità della professione forense.

Il riconoscimento costituzionale scolpisce, quindi, la rilevanza sociale che l’attività sanitaria e l’attività forense rivestono all’interno del nostro ordinamento. Si pensi all’art. 32 Cost. sulla tutela della salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività e all’art. 24 Cost. a tutela del diritto di difesa in ogni stato e grado del procedimento.

“Mentre a tutti i livelli ci si interroga sul dopo virus, per gli ospedali e i medici, che ora sono salutati come eroi e cantati dai balconi d’Italia, si prepara una raffica di denunce penali e di cause civili per danni. Oggi al carico di lavoro e di tensione ancora insostenibile si aggiunge la preoccupazione per la minaccia dei processi”, così si esprime il professor Vladimiro Zagrebelsky (insigne giurista, già magistrato e giudice della CEDU) con un commento sulla situazione attuale pubblicato in un quotidiano nazionale, in considerazione di azioni di sciacallaggio commesse da alcuni avvocati per accaparrarsi clienti.

I destinatari (e vittime) di queste riprovevoli condotte di accaparramento sono proprio coloro che stanno vivendo uno dei più tragici momenti della loro vita, vuoi perché hanno perso un proprio caro, ovvero perché si tratta di chi sta ancora combattendo per guarire dal virus Covid 19.

Tali comportamenti determinano non solo false speranze a costoro attraverso promesse di risarcimento danni mediante azioni legali o denunce contro personale sanitario, ma anche una grave ripercussione sulla serenità di medici, infermieri e tutti coloro che si trovano in prima linea in questa battaglia quotidiana. L’esito di una causa civile o di un procedimento penale probabilmente sarebbe favorevole per il medico o per altro operatore sanitario chiamato in giudizio, ma arrecherebbe comunque uno stato di preoccupazione del tutto ingiustificato e fuor di luogo.

Lo stesso Zagrebelsky, nell’esprimere la sua indignazione di fronte a tali scorrettezze, seppur legate a comportamenti isolati (per fortuna) di avvocati che promuovono le proprie offerte di difesa e assistenza in cause legali contro medici e infermieri, evidenzia, una delle possibili conseguenze che ne deriverebbero e potrebbe avere risvolti negativi: la medicina difensiva. Questa pratica sanitaria applicata in un periodo come quello attuale di estrema emergenza, porterebbe a richiedere esami, prescrivere terapie e cure inutili al solo scopo di tutelarsi da eventuali future denunce o azioni di risarcimento danni.

Si richiederebbero, quindi, condizioni ottimali di lavoro e la disponibilità di ogni mezzo necessario (tra cui, un numero consistente di personale sanitario, macchinari di elevate prestazioni e dispositivi di sicurezza anche per i pazienti) che nell’attuale momento storico, con innumerevoli richieste d’urgenza e di cura non è possibile garantire a quei massimi livelli richiesti.

In considerazione di alcune segnalazioni di tali gravi comportamenti di avvocati, varie sono state le comunicazioni di solidarietà, vicinanza e ringraziamento da parte delle maggiori rappresentanze nel mondo forense a tutto il personale sanitario, che sta operando con grande impegno e sacrificio in questo periodo. In particolare, il Consiglio Nazionale Forense (CNF), quale organo di rappresentanza istituzionale dell’avvocatura italiana, in data 1 aprile 2020 ha assunto una delibera di censura e condanna di coloro che hanno tenuto condotte di accaparramento della clientela, incoraggiando azioni legali contro medici, infermieri e altri operatori sanitari in tale momento di estrema difficoltàche vede le strutture ospedaliere allo stremo.

In seguito ad una lettera inviata dal Presidente della Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e Odontoiatri (FNOMCeO), dott. Filippo Anelli, è stata quindi immediata la reazione di solidarietà e condanna ai propri membri ritenuti responsabili da parte del Consiglio Nazionale Forense. Si riporta di seguito il comunicato stampa dell’organo rappresentativo dell’avvocatura:

“Il Consiglio nazionale forense assicura alla Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e Odontoiatri l’attenta e forte vigilanza di tutte le istituzioni forensi nell’individuare e sanzionare i comportamenti di quei pochi avvocati che intendono, speculare sul dolore e le difficoltà altrui, nel difficile momento che vive il nostro Paese. Così il Cnf, l’istituzione di rappresentanza dell’intera avvocatura italiana, riunito oggi in seduta straordinaria, condanna fortemente le iniziative, per fortuna limitate e marginali emerse in questi giorni, di alcuni avvocati e studi legali che offrono prestazioni volte a incoraggiare azioni giudiziarie nei confronti dei medici e dei professionisti sanitari impegnati in prima linea sul fronte dell’emergenza Covid-19 per tutelare e salvare la vita ai tanti cittadini coinvolti, anche a costo di mettere in pericolo la propria e quella dei loro familiari”.

“Comportamenti di alcuni iscritti – si legge nella delibera del Consiglio nazionale forense che minano così anche l’immagine dell’avvocatura tutta, che invece, anche e soprattutto in queste circostanze, ancora una volta, sta dimostrando piena consapevolezza del ruolo sociale a cui è chiamata e a cui non intende sottrarsi. La delibera, assunta oggi dal plenum del Cnf in seguito alla segnalazione pervenuta nei giorni scorsi dalla Fnomceo, censura e condanna con forza e convinzione ogni comportamento che in qualsiasi forma e modo integri grave violazione di principi etici condivisi, principi etici che informano e non possono non informare la professione di avvocato”.  

“E al personale sanitario italiano, il Consiglio nazionale forense esprime in maniera forte e incondizionata la propria gratitudine a tutti i medici, ai professionisti sanitari e ai tanti volontari quotidianamente impegnati nella cura e nell’assistenza dei cittadini colpiti dal contagio e la propria vicinanza a tutti i dottori, operatori, volontari, che sono stati contagiati dal Covid-19 nell’esercizio della loro opera di cura.

L’avv. Maria Masi, presidente facente funzioni del Consiglio Nazionale Forense, in un’intervista rilasciata al quotidiano “Il Dubbio”, esprime disapprovazione e condanna nei confronti dei “colleghi” che speculano sul dolore delle persone affette da Covid 19 o che hanno perso un proprio caro per aver contratto il virus. Viene sottolineato il valore costituzionale della professione forense nel nostro ordinamento e proprio la essenziale missione che accomuna avvocati e medici, chi specula a danno di clienti e personale sanitario si rende responsabile del tradimento all’aspirazione del ruolo sociale riconosciuto nella Costituzione.

Non solo, vengono anche violate, secondo la prospettazione dell’avv. Masi, fondamentali norme del codice deontologico forense e, proprio quelle disposizioni che promuovono la tutela della dignità della professione, come ad esempio il divieto di accaparramento della clientela (art. 37 Cod. Deont.) e l’obbligo di correttezza dell’informazione riguardo all’esercizio della propria attività professionale (art. 17 Cod. Deont.). Si legge in un passo dell’intervista: “si calpestano il decoro e la dignità, che ciascun avvocato è tenuto a custodire, con il tentativo di speculare sull’emergenza e sul dolore. Oltretutto lo si fa in relazione a scelte compiute dai medici nelle condizioni terribili che sappiamo. Pensare di approfittarne è intollerabile”.

L’avv. Masi ricorda anche che, in data 14 settembre 2016, è stato sottoscritto dal Consiglio Nazionale Forense e dalla Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatrici, un Protocollo d’intesa che fin dal 14 settembre è finalizzato all’impegno delle parti “per la realizzazione congiunta di azioni sinergiche al fine di avviare un percorso comune per la promozione di una più efficace tutela dei diritti fondamentali alla salute e alla difesa e per la promozione della corretta informazione sui principi e sui valori che informano le due professioni”(art. 1 del suddetto Protocollo).

Proprio in virtù di tale accordo e condivisione di principi, in un periodo emergenziale come quello attuale, si rende ancor più essenziale informare correttamente la collettività del ruolo sociale che avvocati e medici rivestono, e ciò può avvenire solamente con un atteggiamento di solidarietà e conforto da parte del mondo forense rivolto a tutti gli operatori sanitari che si trovano a combattere una vera e propria battaglia.

Il secondo comma dell’art. 1 del sopra citato Protocollo d’intesa del 2016, sottolinea proprio la necessità di una maggiore responsabilizzazione dei professionisti nel loro obbligo morale, civile e deontologico di informare correttamente la collettività al fine di evitare distorsioni del sistema.

Ancora, sempre nella prospettiva di indignata reazione degli organi rappresentativi dell’avvocatura, si ricorda, l’intervento dell’Organismo Congressuale Forense (OCF), quale rappresentanza politica dell’avvocatura, che non ha esitato a esprimere la propria solidarietà a medici e infermieri e la ferma condanna ai “comportamenti rapaci e inaccettabili posti in palese e grave violazione delle elementari regole deontologiche, con cui pochi avvocati scorretti agiscono in modo da indurre in errore gli utenti meno avveduti, così procurando un incalcolabile danno di immagine e di credibilità all’intera Avvocatura Italiana”.

Anche l’Associazione Italiana dei Giovani Avvocati (AIGA) ha condiviso la disapprovazione e sottolineato anche il rilievo deontologico di queste condotte e l’Unione Nazionale delle Camere Civili con un comunicato stampa del 2 aprile 2020 afferma con rigore che “agirà legalmente contro gli avvocati che promuovono lo sciacallaggio ai danni di medici e strutture sanitarie. Ipotizzare di far valere la responsabilità di chi sta affrontando l’emergenza a prezzo di gravi rischi personali (come medici, infermieri e personale sanitario) è uno sciacallaggio che non solo danneggia innanzitutto gli stessi malati, ma che costituisce anche un’azione illecita e ingannevole, nella misura in cui, al fine di accaparrare clienti, pregiudica il decoro dell’intera categoria forense, approfittando del dolore di chi ha appena subito un grave lutto”.

Non solo organi di rappresentanza nazionale del mondo dell’avvocatura, ma anche a livello regionale e locale. Tra questi, l’Unione Lombarda degli Ordini Forensi, l’Unione Triveneta, l’Unione Regionale forense della Marche e altri ordini territoriali. Preme ricordare la presa di posizione da parte dell’Unione Regionale dei Consigli dell’Ordine Forense dell’Emilia Romagna (condivisa anche dal presidente dell’Ordine degli avvocati di Piacenza) che, con comunicazione del 31 marzo 2020 afferma “Si tratta, con tutta evidenza, di comportamenti odiosi, inqualificabili e intollerabili, soprattutto perché rivolti contro gli appartenenti a quel fronte sanitario che, in questo momento e mettendo a repentaglio la propria vita, rappresenta il vero argine al diffondersi dell’epidemia”; invita altresì tutte le Istituzioni e associazioni forensi a contrastare e sanzionare tali condotte.

Infine, il Consiglio Distrettuale di Disciplina di Bologna, deputato ad occuparsi delle questioni disciplinari dei propri iscritti, condivide e aderisce all’invito rivolto dall’URCOFER di cui sopra attivando una serie di procedure volte a reprimere le condotte di accaparramento di clientela.

Poste in evidenza le dichiarazioni di accusa nei confronti di avvocati che in questo periodo di grave difficoltà mettono in atto condotte scorrette a danno di tutta la collettività che si ritrova coinvolta nell’emergenza sanitaria, tutti gli organi rappresentativi dell’avvocatura, sia a livello nazionale che locale hanno espresso la loro solidarietà e stima verso medici, infermieri e tutti gli operatori sanitari protagonisti nella battaglia contro la pandemia che sta affliggendo il mondo intero.

Da ultimo, pare opportuno ricordare che in questi giorni è in corso un dibattito tra rappresentanti della politica e giuristi sulla questione di una migliore definizione della responsabilità civile e penale di tutti gli operatori sanitari. Se già da qualche tempo si rifletteva su una riforma da apportare all’attuale disciplina regolata dalla Legge c.d. “Gelli-Bianco”, ora pare decisamente più urgente intervenire per limitare la responsabilità civile e penale del professionista medico.

Si discute sull’introduzione di limitazioni di responsabilità per gli operatori sanitari e le strutture in questa situazione di emergenza, al fine di tener conto anche delle difficoltà (operative,strutturali, gestionali ecc.) che in tali evenienze occorre fronteggiare, e di consentire che i servizi di pubblica necessità possano comunque essere garantiti pure in contesti estremi.

Le varie proposte messe in campo non sono finalizzate ad una deresponsabilizzazione, ma a chiarire come in un attuale contesto socio-sanitario occorre meglio definire o addirittura escludere gli spazi in cui può intervenire un indagine e un accertamento di responsabilità, salvo i casi in cui vi sia una colpa grave particolarmente qualificata (ovvero addirittura il dolo).

Per ora non resta che attendere i lavori del Parlamento e gli sviluppi che dovrebbero avvenire nei prossimi giorni.

Avv. Elisabetta Soavi

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