16 Ottobre 2019
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Parte fattura elettronica, ma sull’obbligo per gli Ordini dei medici è bagarre

Da DoctorNews del 1 aprile 2015, a firma di Mauro Miserendino

Da ieri è in vigore la fatturazione elettronica. Oltre 2 milioni di fornitori degli ordini dei medici e della pubblica amministrazione devono utilizzare un programma ad hoc e inviare on line le fatture per essere pagati: in un anno gli enti Pa dovrebbero onorare 50 milioni di file contro i 3 milioni attuali.

 

La richiesta degli ordini professionali di chiarire se erano esclusi dall’obbligo (fatta dalla Fnomceo) s’è schiantata contro il parere del 29 gennaio della Presidenza del Consiglio: anche se retti dalle quote dei propri iscritti e non dai cittadini, gli Ordini devono adeguarsi  in quanto ricompresi tra gli enti del conto economico Istat annuale.

Qualcuno non è d’accordo. Gli ordini dei medici di Piacenza e Bologna ad esempio non partiranno oggi: il presidente di Bologna Giancarlo Pizza, convinto che “se è esclusa la necessità di un adempimento esso è inutile”, ha chiesto un parere pro veritate all’avvocato Alberto Santoli, il quale l’ha fornito pure agli Omceo Piacenza e Macerata. 

Santoli si chiede: perché le leggi sulla Pa consentono agli ordini di assumere per ruoli contabili dei pensionati ma non permettono loro di sfuggire all’obbligo di fattura elettronica? Perché si considerano gli Omceo enti pubblici uguali agli altri per le fatture elettroniche e invece gli si consente di nominare dei pensionati ai vertici?  A salvarli è proprio la legge con disposizioni esplicite, che però a leggerle bene evitano anche l’obbligo della fattura elettronica.

Augusto Pagani presidente Omceo Piacenza conferma la posizione di Pizza: «Non siamo tenuti alla fatturazione elettronica in forza di una disposizione contenuta nella conversione del decreto legge 101/2013 (razionalizzazione della Pa). Un emendamento a firma Renata Polverini all’articolo 2 comma 2 bis spiega che gli Ordini non devono sottostare ai principi di razionalizzazione e contenimento della spesa. Sottinteso, perché non gravano sulla finanza pubblica».

Lo stesso dl 101 consente agli Ordini professionali di non abbattere del 10% la spesa di gestione se sono in pareggio, di evitare la distinzione tra organi d’indirizzo e di controllo, di non istituire organismi di valutazione delle performance. Ma l’esenzione chiave riguarda la finanza pubblica: infatti nell’introdurre l’elettrofattura (dl 66/2014) il governo Renzi pone l’articolo 25 sotto il titolo II “Risparmi ed efficienza della spesa pubblica”, materia “off limits”. 

Il governo qui non cita l’esenzione. Invece la esplicita nel decreto legge 90/2014 di riforma della Pa. Qui è proprio scritto il divieto di avvalersi di pensionati come consulenti per tutti gli enti pubblici “inseriti nell’elenco Istat”. Se applicassimo la lettera della presidenza del Consiglio ci sarebbe una “strage” di consulenti, ma il dl 90 fa esplicito riferimento al dl 101/13 dell’anno prima e “salva” gli ordini. Non analogie, ma norme precise – afferma Santoli – consentono di estendere il ragionamento alla fattura elettronica. 

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