25 Agosto 2019
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Il medico del futuro curerà sempre meno e potenzierà la salute dei sani

Da M.D Digital del 30 maggio 2017, a firma di Simone Matrisciano

Si è tenuto nei giorni scorsi a Piacenza il Convegno Nazionale dal titolo “Dalla cura del malato alla ‘cura’ del sano”, organizzato dall’OMCeO di Piacenza e dalla FNOMCeO in collaborazione con la Società bio-giuridica piacentina.

Il sottotitolo della manifestazione pone già molti interrogativi: “quello che si può fare, quello che si deve fare, quello che non si deve neanche pensare in tema di medicina potenziativa”. Il seme è stato gettato; i temi connessi alla medicina potenziativa vanno affrontati con rigore: si tratta di argomenti anche scottanti, scivolosi, ma che hanno a che fare con lo sviluppo tecnologico, e quindi si impone un confronto all’interno della categoria.

Abbiamo raggiunto Filippo Anelli, Presidente OMCeO Bari presente all’iniziativa: “Fino a non molto tempo fa si diceva che la medicina avesse fatto più progressi negli ultimi trent’anni che nei precedenti tremila; da qualche tempo, invece, gira l’idea che la medicina stia facendo un balzo straordinario che cambierà la qualità della stessa cura: l’avvento delle cellule staminali e di molti altri interventi, penso alle nanotecnologie, è tale da far pensare che la medicina non si limiti più alla terapia dei processi patologici, ma che possa spingersi a potenziare il processo vitale, aprendo prospettive del tutto nuove e al limite dell’immaginabile”.

Il dibattito è legato al fatto che per la prima volta nel Codice Deontologico della medicina appare un articolo, il numero 76, figlio di un percorso culturale che vede l’uomo proiettato nel futuro, in un’ottica di superamento delle limitazioni fisiche o, meglio, di un potenziamento delle sue capacità.

È un discorso che impone una riflessione sugli orizzonti verso i quali ci si muove, se siano eticamente accettabili o meno, in che misura e a quali condizioni: “la questione è squisitamente etica e deontologica. Siamo chiamati, in qualche misura, a porci una domanda fondativa: che cos’è la Medicina? Alcuni tremeranno di fronte a questa domanda, non per la risposta, ma per la domanda stessa; eppure i cambiamenti che stiamo vivendo impongono una riflessione. La medicina potenziativa ha proprio questa portata: mette in discussione la Medicina nellasua totalità, perché è una disciplina che si rivolge all’individuo ‘sano’ e non più al malato. In altre parole, se l’obiettivo del medico diventa quello di tutelare la salute e, anzi, di potenziarla, viene meno il fondamento attuale, che è quello di curare le malattie”.

Parlando di medicina potenziativa è chiaro che c’è da intendersi su molti temi. Primo fra tutti il concetto di “sano”: di quale “sanità” si parla? Come dovrà (se dovrà) intervenire il medico in un contesto di sanità dell’individuo? “La persona al centro di queste dibattito è qualcuno che aspiri a una percezione di salute migliore rispetto a quella che ha naturalmente. Parliamo quindi più di un bisogno psichico che di altro” risponde Anelli.

Il dibattito si è acceso anche intorno alla possibilità per i medici di praticare l’obiezione di coscienza; la possibilità di sfociare nell’eugenetica (ossia il “perfezionamento” degli esseri umani attraverso selezioni artificiali) implica un terreno scivoloso sul quale confrontarsi: “c’è molto interesse da parte della Federazione dei medici e degli Ordini – conclude Anelli – perché si tratta di un importante cambio di paradigma. C’è ancora molto bisogno di riflettere, ma il seme è stato lanciato e non possiamo evitare la questione solo per sganciare la professione da rischi impliciti nelle potenzialità insite nello sviluppo tecnologico”.

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