16 luglio 2018
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Certificazioni di malattia: il rischio della perdita della Convenzione si allontana

Da M.D Digital del 4 luglio 2017, a firma di Simone Matrisciano

La proposta di legge sull’autocertificazione di malattia per i primi tre giorni (primo firmatario Maurizio Romani, Vicepresidente della Commissione Igiene e Sanità del Senato) qualche passo avanti lo ha fatto: “è in corso, a livello nazionale tra i professionisti e finalmente anche tra i parlamentari, una seria riflessione riguardo le norme della certificazione di malattia – commenta Augusto Pagani, Presidente Omceo Piacenza da sempre impegnato su questi temi –; le norme devono essere riviste e prevedere l’autocertificazione per i primi tre giorni di malattia”.

“Non è possibile, per esempio, che oggi un medico debba produrre certificati quando già il lavoratore è stato a casa e dunque ne debba prendere atto a posteriori. Con una dose di rischio consistente, perché il medico di famiglia ad oggi rischia di perdere la Convenzione. È una situazione non gestibile e che è assolutamente rimediabile con una revisione delle norme”.

Ricordiamo che il testo del DDL da tempo dimenticato nei cassetti del Senato prevede che in presenza di un disturbo che il lavoratore ritiene invalidante ma passeggero, lo stesso dovrà, sotto la sua esclusiva responsabilità, darne comunicazione al medico, che si farà semplice “ambasciatore” per la trasmissione telematica all’Inps e al datore di lavoro.

E qui è il caso di dirlo: ambasciator non porta pena. Sì perché il DDL incide anche sulle pene fino ad oggi previste per i camici bianchi: le ridimensiona, “anche per porre rimedio ad alcune contraddizioni ed eccezioni di incostituzionalità rilevate nella Legge Brunetta”, aggiunge Pagani.

Un passaggio di responsabilità tra cittadino e medico che, tuttavia, non vede unita la categoria.

Se la FNOMCeO plaude all’iniziativa e alla ripresa dei lavori parlamentari (“riteniamo che un’auto-attestazione potrebbe essere utile, prima ancora che a sollevare il medico, a responsabilizzare il paziente, come del resto già avviene, con ottimi risultati, in molti paesi anglosassoni”, commenta il vicepresidente Maurizio Scassola), lo Smi storce il naso: “ben venga l’autocertificazione dei primi tre giorni di malattia del lavoratore, ma non va spedita attraverso il medico curante – afferma Pina Onotri, Segretario nazionale del Sindacato Medici Italiani. Per com’è stata proposta nel Disegno di Legge, al di là delle buone intenzioni del proponente, ci sentiamo presi in giro come medici di famiglia. Si continua a puntare sulla spedizione del certificato da parte nostra, sottraendo tempo importante da dedicare ai pazienti cronici e alla gestione delle malattie sul territorio. Se vogliamo mantenere in capo al paziente la responsabilità di quanto dichiara sulla sua assenza per una patologia difficilmente oggettivabile dal medico, per spedire le auto-dichiarazioni dei lavoratori si potrebbe far capo sui datori di lavoro, com’era fino a prima della riforma dei certificati”.

“Nessuno nega che il problema del carico burocratico incida sulla professione di noi medici – risponde Pagani. Tuttavia il Disegno di legge appare un passaggio necessario non solo per ammodernare l’Italia, facendo in modo che i cittadini si assumano la responsabilità di quanto da loro dichiarato, ma per sgravare i colleghi delle pesanti conseguenze che la legge finora in vigore prevede, su tutte la perdita della Convenzione. Penso che per questi vantaggi si possa accettare alcuni compromessi”.

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