12 Agosto 2022

Bilancio assestato 2021 e Bilancio previsione 2022 ENPAM: l’OMCeO Piacenza si astiene

L’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri di Piacenza ha espresso voto di astensione sul Bilancio assestato 2021 e sul Bilancio di previsione 2022 dell’ENPAM.

Entrambi sono stati approvati a maggioranza (due astenuti) dall’Assemblea nazionale della Fondazione ENPAM nella seduta di sabato 27 novembre: il primo, “registra un avanzo economico complessivo pari a circa 972 milioni di euro, con un incremento di più del 50% rispetto a quanto stimato nel bilancio di previsione 2021”; il secondo, “prevede un avanzo economico complessivo pari a più di 315 milioni di euro“. “Anche nel prossimo anno – riferisce una nota dell’Ente – si faranno sentire gli effetti della cosiddetta “gobba previdenziale”, con un numero sempre crescente di camici bianchi, in particolare nell’ambito della medicina generale, che maturerà i requisiti per la pensione”. “Si tratta di un fenomeno ampiamente monitorato e preventivato dai nostri attuari – ha sottolineato Alberto Oliveti, presidente dell’Enpam -. Ci siamo preparati per tempo per affrontare una curva di spesa pensionistica che arriverà al culmine nel giro di qualche anno, per poi tornare a un’inversione di tendenza”.

L’intervento in Assemblea del Consigliere delegato ENPAM dell’OMCeO Piacenza, Dott. Augusto Pagani, ha preso le mosse dalla relazione del consulente tecnico Dott. Massimo d’Amato (in allegato a fondo pagina), al quale l’Ordine provinciale dal 2012 affida la lettura dei dati contabili e che, sulla base del “trend costante di aumento nell’erogazione delle prestazioni previdenziali”, è tornato a ribadire la necessità di fronteggiarlo “con un piano strategico condiviso da tutti e che porti frutti immediati“. “La diminuzione dell’afflusso di liquidità della gestione previdenziale – osserva D’Amato – è sintomo di un andamento della curva previdenziale che rende sempre più impellente la necessità di gestire il patrimonio in modo da garantire quella redditività che copra l’aumento delle prestazioni previdenziali“.

“Nel bilancio di previsione 2022 l’utile è stimato a 315 milioni, in riduzione rispetto a quello stimato nel preconsuntivo 2021, che è di 972 milioni. I numeri confermano che la gobba previdenziale è arrivata: le entrate previdenziali sono in linea con l’anno precedente, mentre le spese previdenziali sono in rilevante aumento” – ha sottolineato Pagani, che ha chiesto inoltre alcune delucidazioni in particolare relative alla gestione del patrimonio immobiliare dell’Ente. “Niente di nuovo ed inatteso – ha aggiunto -, ma in questa situazione non è più possibile presentare utili di bilancio milionari, come si è fatto in passato. D’ora in avanti dovrebbe essere il reddito del patrimonio a pagare le pensioni dei medici e per ottenere questo risultato si dovrà migliorare l’efficienza degli investimenti e ridurre i costi di gestione. E’ un momento difficile e ritengo sia necessario trovare punti di convergenza e condivisione nella gestione del nostro Ente previdenziale”.

“Se dovessimo valutare le previsioni di bilancio solo dai numeri dovremmo essere negativi, perchè dopo anni di utili milionari per la prima volta si prevede un avanzo di gestione più che dimezzato, a causa del notevole aumento della spesa per le pensioni – afferma Pagani -. Ma sapevamo che sarebbe arrivata la gobba previdenziale ed è per questo che da anni sollecitavamo una maggiore riduzione delle spese di gestione, pur in presenza di utili consistenti”.

Sulle critiche relative ai compensi dei membri del CdA dell’Ente, la posizione di Pagani è che si debba “perseguire la sostenibilità della Fondazione eliminando ogni insostenibile privilegio e limitando l’ingerenza dei sindacati medici nella gestione della Fondazione”. “Bisogna avere la responsabilità ed il coraggio di aprire una discussione – rimarca -, per non aumentare la distanza fra gli Organi collegiali e gli iscritti e non generare divisioni e polemiche che potrebbero mettere a rischio quell’autonomia che a tutti noi interessa moltissimo ed alla quale non vogliamo rinunciare. Credo sarebbe il caso di pensare ad una modifica dello Statuto per ridurre i compensi degli amministratori e consentire anche alle minoranze di partecipare alle scelte politiche ed amministrative della Fondazione”.

LA RELAZIONE DEL DOTT. D’AMATO

Foto in anteprima da Enpam.it

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