22 luglio 2018
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Medici “in saldo”, anche la FNOMCeO con l’Ordine di Milano contro il precariato

Medici ospedalieri sottopagati, assunti ‘a scadenza’, con contratti precari, mentre i concorsi vengono rimandati sine die. Medici di famiglia in attesa di entrare nelle graduatorie per l’assegnazione di uno studio convenzionato, o già inseriti in graduatorie falsate dalla presenza solo nominale di colleghi che hanno un’altra occupazione o magari sono già in pensione. Giovani medici laureati che non riescono ad accedere alle scuole di specializzazione o al Corso di formazione in medicina generale, inghiottiti dall’‘imbuto formativo’ dovuto all’insufficienza del numero di borse.

Sono 25000, secondo la Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e Odontoiatri (Fnomceo) i medici ‘attivabili’, cioè laureati, abilitati, ma non ancora attivi professionalmente: tradotto in termini concreti, un universo sommerso fatto di precariato, sottoccupazione, disoccupazione, sul quale in troppi, comprese le stesse istituzioni, iniziano a speculare. Ma la Fnomceo non ci sta.

“La situazione denunciata dal collega Roberto Carlo Rossi, presidente dell’Omceo di Milano, che parla di medici ingaggiati negli ospedali con contratti libero professionali, pagati una decina di euro l’ora, al netto di tasse e contributi, e con prospettive di stabilizzazione che sembrano quasi un miraggio, in un contesto nel quale le strutture farebbero di tutto per precarizzare il rapporto del medico, per far passare il messaggio che non è indispensabile, non è che la punta dell’iceberg – afferma il Presidente della Fnomceo, Filippo Anelli -. Per restare sempre in Lombardia, non va meglio alla Medicina Generale, dove alcune sedi, le meno ambite perché poste in zone di disagio territoriale o sociale, iniziano a rimanere ‘scoperte’: i medici opportunamente formati, iscritti in graduatoria e veramente interessati a fare il medico di famiglia, anche in condizioni poco ‘premianti’, non sono abbastanza. Va ancor peggio se ci spostiamo nelle regioni commissariate, che sono soprattutto al Sud, dove il blocco del turnover incide sull’assistenza, sul mantenimento dei Lea, sulla sostenibilità stessa dei sistemi sanitari”.

“La stessa carenza di medici opportunamente formati che, se non interveniamo in tempi celeri, ci troveremo a fronteggiare nei prossimi anni – continua Anelli – non deve in alcun modo essere strumentalizzata, e, ancor meno ‘pilotata’ dai decisori sanitari sino a diventare pretesto per uno shift di competenze verso figure meno specializzate, meno formate e quindi meno ‘care’ in termini di stipendio, il che porterebbe a un abbassamento della qualità delle cure e a un depauperamento di tutto il Servizio sanitario Nazionale”.

Che fare allora? “La prima, imprescindibile misura per porre rimedio a tutte le anomalie del sistema è una programmazione seria, mirata, fondata su numeri concreti – conclude Anelli -. Per questo chiederemo, quest’anno, il raddoppio dei posti disponibili nel Corso per la Medicina Generale, l’aumento cospicuo – da attuarsi tramite l’intervento delle Regioni e il ricorso anche a borse e prestiti d’onore offerti da altri Enti e Fondazioni – dei contratti di specializzazione e proporremo un numero di accessi al Corso di Laurea pari a 8400, fabbisogno individuato da Fnomceo come massimo assorbibile dal sistema per non trovarci con medici ‘formati a metà’, destinati alla sotto-occupazione in un sistema sanitario di bassa qualità”.

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