20 Novembre 2019
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Farmaci anoressizzanti, divieto di prescrizione. La nota FNOMCeO

Numerosi fatti di cronaca, e alcune sentenze della Magistratura hanno confermato la normativa legislativa e regolamentare che vieta la prescrizione dei farmaci anoressizzanti in riferimento anche alle preparazioni magistrali eseguite in farmacia.

La FNOMCeO ritiene opportuno segnalare che “l’esperienza ormai maturata abbia ormai pienamente confermato la pericolosità di questi preparati per la salute dei cittadini, spesso attratti da farmaci che consentirebbero di raggiungere lo scopo del dimagrimento”. 

“Occorre considerare – evidenzia la Federazione – che alcune delle molecole, spesso rinvenibili nei preparati magistrali anoressigeni, sono state ritirate dal commercio perché ad alto rischio di tossicità (ipertensione polmonare primitiva e valvulopatie cardiache con fenfluramina, dexfenfluramina, fendimetrazina e altri anfetaminici; ictus cerebrale emorragico con i simpati comimetici)”. 

“Va inoltre evidenziato – prosegue – che non è stato dimostrato il mantenimento della riduzione del peso nel lungo periodo, né la riduzione della morbilità e mortalità correlate all’obesità. Pertanto, le prescrizioni di preparati galenici dì cui si parla sono non solo prive di “evidenza” scientifica e gravate da una tossicità inaccettabile, ma anche sprovviste di un razionale che le renda plausibili”. 

FNOMCeO invita dunque gli Ordini “a vigilare sui propri iscritti affinchè non si ripeta la prescrizione dei farmaci anoressizzanti ai fini del raggiungimento del dimagrimento dei propri pazienti”. “La questione è di estrema importanza e che è necessario attivare gli strumenti disciplinari anche in caso di procedimenti penali già attivati a carico dei medici”. 

“La gravità della situazione – conclude – in questi casi può consigliare, laddove ne esistano gli estremi, anche l’applicazione dalla sospensione di diritto dall’esercizio professionale e, se del caso, anche l’applicazione della sospensione facoltativa ai sensi dell’art. 43 del DPR 5 aprile 1950, n. 221”.

La nota FNOMCeO

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