17 luglio 2018
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Alimentazione nelle prevenzione delle malattie croniche, tumori e demenza (Dott. Fabrizio Franchi)

Le raccomandazioni nutrizionali americane negli ultimi tre decenni hanno portato nella pubblica opinione concetti dietetici che l’evidenza scientifica ha poi in gran parte smentito. 

Per controllare sovrappeso e obesità si riteneva utile:

Consumo dei carboidrati intorno al 55-60 % del fabbisogno energetico.

Ridurre il consumo dei grassi totali (30-35%) e in particolare quelli saturi ( prevalentemente di origine animale)

Ridurre il consumo di colesterolo e quindi di uova

Favorire il tempo libero e l’attività fisica.

Tutto questo ha portato ad un aumento notevole proprio dell’obesità in particolare nei bambini e nei giovani.

Permane valido il concetto che l’ abuso dei grassi saturi, di origine animale, fa aumentare il rischio di malattie cardio-vascolari.

Gli studi Cochrane con un’analisi approfondita hanno rilevato che il rischio cardio-vascolare si può ridurre se è contenuto l’uso dei grassi saturi animali, ma non necessita la diminuzione dei grassi totali al 30-35% del fabbisogno energetico. Una riduzione dei grassi saturi comporta quindi un incremento relativo di quelli insaturi (non di zuccheri), anche se non è del tutto chiaro alla luce delle attuali evidenze scientifiche quale sia il grasso insaturo ideale da incrementare (monoinsaturi, omega 3 e omega 6) !

E’ emerso inoltre che:

Non ha senso demonizzare il colesterolo totale serico se supera i 200 mg,

è più importante valutare il colesterolo buono ( HDL) se supera i 50-60 mg,

un colesterolo totale di 250 mg, non è pericoloso se HDL è a 80 mg.

il colesterolo alimentare inferiore 300 mg/die non diminuisce il rischio cardio-vascolare

le uova riprendono tutto il loro importante significato nella dieta !

Una alimentazione con apporti proteici esclusivamente “vegetali” ha dimostrato importanti carenze, particolarmente di alcuni aminoacidi essenziali (costituenti delle proteine) e vitamina B12, con un possibile incremento del rischio di arteriosclerosi

Comunque, ulteriori approfonditi studi e dati analitici hanno messo in evidenza che il risultato circa i benefici o meno di una dieta non vanno valutati studiando il singolo componente della stessa, ma si deve fare una valutazione di tutta la dieta nel suo complesso. Deve infatti essere apportatrice di tutti i componenti nutrizionali necessari al nostro organismo, considerando sinergie come antagonismi dei vari nutrienti, azione tampone del cibo, ecc..

Inoltre un ruolo non ancora del tutto conosciuto dal consumatore è quello svolto dalla flora batterica intestinale (Microbiota), nostra compagna, che è in grado di modificare la composizione e l’utilizzo dell’apporto alimentare in modo significativo, con risvolti anche positivi per lo stato di salute.

E’ merito di Ancel Keys aver “scoperto” alla fine degli anni 50 la Dieta Mediterranea come “possibile” salutista. Aveva infatti riscontrato (da dati epidemiologici) una ridotta incidenza di malattie cardiovascolari nella popolazione dell’isola di Creta, dove le condizioni di povertà del dopoguerra determinavano consumi prevalentemente di prodotti della terra e olio di oliva extravergine, piuttosto che alimenti come la carne, per “ricchi”. Naturalmente queste “intuizioni” dovevano poi essere confermate da studi scientifici.

Il modello “mediterraneo” alla luce delle più recenti evidenze scientifiche prevede alti consumi di vegetali, frutta e noci, olio di oliva, cereali (preferibilmente integrali), legumi, pesce nonché un moderato consumo del latte e derivati (formaggi e yogurt) e di carni. Ovviamente, 1 o 2 bicchieri di vino rosso al giorno sono graditi.

Negli studi epidemiologici analizzati (n° 21) che hanno utilizzato il modello “mediterraneo” e condotti anche in america, nessun gruppo di alimenti è tuttavia parso essere più fondamentale o determinante sullo stato di salute in maniera statisticamente significativa, ma nello stesso tempo tutti i gruppi di alimenti devono essere presenti (nelle corrette quantità) sulla nostra tavola, perché ognuno apporta principi nutrizionali specifici. La carenza cronica alimentare di determinati nutrienti infatti può comportare gravi conseguenze allo stato di salute

Frutta e verdura devono essere fresche e di stagione, perchè ricche di antiossidanti, vitamine e di fibre utili per il transito intestinale

Vengono quindi non consigliati diversi modelli di “diete” che hanno avuto molta eco nell’opinione pubblica: vegetariana o meglio vegana, a zona, a punti, ecc

Tutti questi modelli non sono suffragati da evidenze scientifiche salutistiche, che necessitano di lunghi periodi di tempo (15-20 anni) per essere evidenziate e confermate: di fatto mostrano molti limiti nel soddisfare i fabbisogni nutritivi del nostro organismo

Si può concludere che:

Se con dieta normale, su 100 pazienti, 20 presenteranno malattia cardio-vascolare, con la dieta mediterranea il rischio si limita a 18 casi, con una riduzione del 10% del rischio relativo; si osserva anche una riduzione del rischio relativo del 13% per malattie come Parkinson e Demenza, e del 6% per tumori.

Resta rilevante il modo di conservare i cibi ed ancor più il sistema di cottura (frittura, grigliata, ecc) o abitudini moderne come ad esempio “fast food, happy hour, hamburger and cheese”.

La supplementazione a questa dieta con integratori, ha senso solo se sono presenti evidenti deficit nutrizionali, ma sempre sotto controllo medico considerati i possibili eventi avversi pericolosi da assunzioni protratte nel tempo di supplementi.