18 novembre 2018
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IL SEGRETO dall’art.10 del Codice Deontologico al Codice Penale, dall’età di Ippocrate a quella della privacy”

17 Novembre 2012, Sala dei Teatini, Via Scalabrini 9, Piacenza

Il segreto dellart10 051Il Convegno, organizzato dall’OMCeO Piacenza con la collaborazione della Associazione dei Medici legali di Piacenza e dell’Ordine degli Avvocati di Piacenza, col patrocinio della Azienda Sanitaria Locale di Piacenza e con la collaborazione organizzativa del Comune di Piacenza, ha visto la partecipazione di numerosi medici ed avvocati, giunti anche da altre province, per discutere del segreto professionale, principio fondante del rapporto fra medico e paziente e valore imprescindibile della deontologia medica, riproposto alla attenzione dei colleghi , dei magistrati, degli avvocati, dei giornalisti e dei cittadini pazienti con la dichiarata intenzione di favorire la comprensione e la collaborazione delle diverse anime e professioni della nostra società, tutte accomunate dalla volontà e dall’impegno di “gestire” le informazioni sanitarie in modo etico.

 

Moderati dal medico-legale Valdini e dal direttore di “Libertà” Rizzuto, hanno presentato le loro relazioni il Prof. Paolo Bellini, Ricercatore Filosofia Politica Univ.Insubria; la Dott.ssa Sara Patuzzo, Collaboratrice alla Cattedra di Medicina Legale Università Verona; il Dott. Mario D’Onofrio, Procuratore Capo della Procura della Repubblica di Alessandria; l’Avv. Graziella Mingardi, Presidente Ordine degli Avvocati di Piacenza; il Maestro della Pediatria italiana Prof. G.Roberto Burgio. Assente per seri motivi personali il Dott. Amedeo Bianco, Presidente della Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici e degli Odontoiatri.

Ha introdotto il convegno e tratto le conclusioni il Presidente OMCeO Piacenza Dott. Augusto Pagani.

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Saluto del Presidente 

Dott. Augusto Pagani, Presidente OMCeO Piacenza  

 

Introduzione 

Dr. Gaetano Rizzuto, Direttore del Quodiano LIBERTA’  

Dott. Marcello Valdini, Presidente AMLPc, Segretario FAMLI

 

Il segreto professionale nell’evoluzione del Codice Deontologico

Dott.ssa Sara Patuzzo, Ph. D. Collaboratrice alla Cattedra di Medicina Legale, Università degli Studi di Verona. Componenente Consulta Deontologica Nazionale della FNOMCeO. Coordinatrice Consulta di Bioetica, Sezione di Verona

        

 

Profilo etico e morale del segreto professionale in generale, medico in particolare

Prof. Paolo Bellini, Ricercatore Filosofia Politica Università Insubria

        

 

“Non pronunciare falsa testimonianza contro il tuo prossimo” (Esodo 20,16 – Deuteronomio 5,20) ovvero della testimonianza in Tribunale

Dott. Mario D’Onofrio, Procuratore Capo della Procura della Repubblica in Alessandria, già Presidente Sezione Penale Tribunale di Piacenza

 

“E la sventurata rispose” (Quando non ci si ricorda dell’art. 10)

Avv. Graziella Mingardi, Presidente Ordine Avvocati della Circoscrizione del Tribunale di Piacenza

         

 

2500 anni di Privacy: da Ippocrate alla scoperta dell’acqua calda  

Prof. G. Roberto Burgio, Maestro della Pediatria Italiana

Avv. Ludovica Baraldo 

 

Il senso del convegno nella presentazione di Valdini, che riportiamo:

Questo incontro sul segreto professionale è motivato dalla volontà dell’OMCeO di Piacenza di riproporre la nobiltà dell’essere medico.

Uso volutamente il termine retorico e stucchevole nobiltà, sia anche pure solo nel suo senso etico, perché l’unico, almeno secondo me, che delinea la caratura dell’agire medico, quando questo agire è finalizzato al mero lenire la sofferenza del prossimo.

E la substantia nobilitante (vale a dire ciò che sta sotto al fare che nobilita) è nel segreto, in quel tacere che da 2500 anni è il sigillo del medico.

Non vi è sapienza o abilità che faccia Medico il medico quanto il suo rispetto del segreto; non vi è nulla di più destrutturante la sua figura quanto il divulgare notizie apprese in virtù del ruolo. Direi anche nulla di più vile.

Il rispetto del segreto, benché atto dovuto, quando espone il medico a un qualche rischio personale, gli conferisce quell’aura eroica che circonda chi antepone l’interesse per il prossimo a quello personale.

Atto dovuto, s’è detto, perché fuso nell’essere medico da quel giuramento che, nel preciso momento in cui viene espresso, transustanzia il conoscitore di cose mediche in Medico.

Il giuramento è una consacrazione che, come la consacrazione di cristiana memoria, dura per tutta la vita; l’ultimo comma dell’art. 10 del nostro Codice, infatti, ribadisce che l’impegno morale all’osservanza del segreto permane anche in caso di cancellazione dall’albo, quindi anche quando viene meno la condizione giuridica all’esercizio della professione. E il medico, col giuramento, obbligandosi all’osservanza perpetua, è divenuto altro da quello che era, altro che non può più tornare indietro. Può disattenderlo o violarlo, ma non può mutare la nuova sostanza che è divenuto con esso.

Il discorso sul giuramento, e sul segreto che ne segue, dovrebbe essere iniziato sin dal primo giorno del cammino universitario, per far sì che al momento della laurea la coscienza del valore intrinseco, e non solo formale del giuramento, sia ben viva e piena; così che al passo successivo, quello dell’ingresso nell’Ordine, vi sia pari coscienza della solennità e irreversibilità del giuramento.

Ripeto: solennità e irreversibilità, aspetti di un atto che se ponderati in tutta la loro forza lessicale e semantica dovrebbero fare tremare i polsi nel momento in cui si assume l’impegno per l’onere perenne che ne segue.

Tremare i polsi sì, ma anche infondere sano orgoglio; e spontaneo rispetto negli altri, cioè in quel prossimo per il quale il giuramento è fatto.

Ora, se ci si proietta in un mondo ove orgoglio e rispetto sono la cifra del rapporto medico-paziente o, meglio, medico-cittadino, non ci si può attendere che il recupero dell’antico rapporto fiduciario, connettivo indispensabile alla buona medicina.

Ecco dove sta l’attualità del ragionare insieme sul segreto.

Il segreto professionale, poi, come peraltro ampiamente noto, non è onere/onore solo del medico, appartenendo a numerose altre figure: avvocati, commercialisti, magistrati, sacerdoti e, non ultimi, a quella dei giornalisti, così spiegandosi la partecipazione del direttore di Libertà, oltre che per la piacevolezza della sua presenza.

E mi piace chiudere questa breve presentazione con la lettura di una di quelle preziose riflessioni che il cardinal Ravasi pubblica la Domenica sul Sole24Ore nella sua rubrica dal titolo “Breviario”; il 1° luglio di quest’anno ha dedicato il suo pensiero al segreto; ecco cosa scrive:

“Due volte sciocco colui che, svelando un segreto a un altro, gli chiede calorosamente di non farne parola con nessuno.

Spesso come capo-dicastero vaticano ricevo documenti «riservati personali» che recano stampigliato in bella evidenza l’avvertimento Sub secreto. È noto ormai a tutti come va a finire questo monito minaccioso… Il grande Cervantes nella frase, che abbiamo desunto da una sua opera minore, denuncia questo vezzo che infetta le relazioni interpersonali, dissolvendo la fiducia.

È triste scoprire questa sistematica caduta della riservatezza, della discrezione e del rispetto. «Tre persone possono mantenere un segreto, solo se due sono morte», ironizzava Benjamin Franklin, l’inventore del parafulmine. Il gusto di propagare una notizia delicata è così forte da far cadere ogni remora. Anche l’intimità ormai è sguaiatamente violata. E chi ne fa le spese non è solo lo stile ma la dignità della persona.”.

 

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